I fratelli Lamb di Peter Ackroid

14 febbraio 2015

“La Londra inquieta e vitale della fine del XVIII secolo nelle pagine di uno dei maestri del romanzo storico” (Sunday Times)

In una parola: mio. Sarebbe bastata anche solo la prima metà della frase. O anche le prime due parole XD Ritorno seria, promesso, e vi parlo della mia sesta lettura del 2015, la prima purtroppo a non avermi convinta, nonostante sulla carta fosse perfetta.

Avevo già incrociato i fratelli Charles e Mary Lamb all’università e avevo letto alcuni dei loro Tales from Shakespeare (1808), una raccolta di racconti per bambini tratti dalle opere del bardo. Molto legati l’uno all’altra, soffrivano entrambi di disturbi mentali, seppur di diversa gravità: era Mary, tra i due, ad essere la più instabile, e in un momento di follia arrivò a uccidere la madre. Charles riuscì a evitare venisse internata per il resto della sua vita e la prese sotto la propria custodia. Si potrebbe pensare che questo sia un romanzo biografico, ma l’autore, Peter Ackroid, chiarisce subito che non è così, affermando di essersi concesso molte licenze narrative per quanto riguarda i personaggi e le vicende della famiglia Lamb. Il titolo originale, inoltre, è Lambs of London, gli agnelli di Londra, e nasconde a mio parere un doppio senso riferendosi non solo ai due fratelli, ma anche al terzo e forse vero protagonista, William Ireland. I tre giovani sono, seppur per ragioni diverse, delle vittime del contesto sociale, culturale e familiare in cui vivono.

Anche William è realmente esistito, e la sua vicenda è davvero incredibile: figlio di un libraio antiquario, alla fine del ‘700, all’età di diciassette anni, scrisse di suo pugno alcuni falsi (tra cui anche una tragedia) e per un po’ riuscì a convincere gran parte del pubblico londinese di aver trovato degli inediti di Shakespeare. Insomma, fu un dannatissimo genio XD

Peter Ackroid incrocia le vicende dei Lamb con quella del giovane Ireland; Charles, tuttavia, rimane un personaggio secondario, ed è Mary ad avere un ruolo significativo. Profondamente frustrata e oppressa dalla sua esistenza confinata tra le mura domestiche in un ambiente soffocante, le sue uniche fonti di piacere sono la letteratura e le conversazioni con il fratello. L’amicizia che instaura con William è per lei una boccata d’ossigeno, e un po’ alla volta finisce con l’idealizzare il ragazzo e a invaghirsene. Come ho anticipato, è lui il perno dell’intero romanzo. Grazie alla quarta di copertina (parliamone: perché cavolo nove volte su dieci svela i colpi di scena?) ero a conoscenza della verità, ma ho apprezzato come l’autore abbia retto il suo gioco fino alla fine, nonostante instilli dei ragionevoli dubbi nella mente del lettore (o meglio, di chi non ha letto la quarta di copertina). Se Ireland inizialmente sembra spinto dal desiderio di compiacere il padre, un po’ alla volta trapelano le sue velleità letterarie e il desiderio di fare della sua vita qualcosa di più di ciò a cui sembra destinata: si tratta dello stesso bisogno prepotente avvertito anche dai fratelli Lamb.

Dunque, mi chiederete, cosa non ti ha convinto esattamente? Il punto è che mi ha lasciato la sensazione di qualcosa che avrebbe potuto essere superlativo, e che invece è andato sprecato. Gli elementi per costruire una storia appassionante c’erano tutti, ma sono rimasti solo abbozzati. L’introspezione psicologica è debole: la scelta di lasciare alcune zone in ombra crea senz’altro suspense e lascia spazio all’interpretazione, ma il risultato non è quello sperato dato che i personaggi risultano più annacquati che misteriosi. E’ la prima volta che mi capita di dirlo in quanto di solito affermo il contrario: a questo romanzo avrebbe giovato almeno un centinaio di pagine in più. La conclusione è troppo affrettata, quasi riassuntiva, e non viene rivelato nulla di significativo per comprendere le azioni e i sentimenti dei protagonisti. Non condivido inoltre la scelta di cambiare eventi documentati: perché mutare le circostanze della morte di Mary? Un conto è inventare per sopperire al non detto o al non conosciuto, un altro stravolgere fatti di cui si ha notizia certa.
Non me la sento di sconsigliarlo, purtroppo però l’ho trovato un romanzo senza infamia e senza lode. Piacevole senz’altro per chi come me ama il periodo storico rappresentato, ma di certo non imperdibile. E’ un gran peccato.

0 Comments

  • Pila

    14 febbraio 2015 at 11:34 AM

    Questo libro è in wishlist da un po' di tempo, mi spiace che non ti sia piaciuto molto!!! L'ambientazione mi attrae tantissimo e mi sa che lo leggerò, ma cercherò di non sprecare soldi e mi accontenterò dell'ebook!!! ^^

  • LaLeggivendola

    14 febbraio 2015 at 3:23 PM

    Preso in biblioteca un paio di anni fa, finito di leggere perché dopotutto è piuttosto corto… non so, non è che mi abbia lasciato granché. La storia è carina, però vuoi i personaggi, vuoi la narrazione, proprio non mi ha presa.

  • Pamela

    15 febbraio 2015 at 12:31 PM

    A dire il vero su anobii ha giudizi molto alti! Comunque non lo boccio, solo l'ho trovato senza "quel quid", ecco. Forse sono io a essere diventata difficile da accontentare 😉

  • Pamela

    15 febbraio 2015 at 12:32 PM

    Stessa cosa per me infatti… mi è dispiaciuto davvero. L'idea era bellissima.

  • Ludo

    15 febbraio 2015 at 5:53 PM

    I romanzi di Ackroyd non mi hanno mai ispirata. Ho letto, però, il saggio London under (I sotterranei di Londra) e l'ho trovato piuttosto interessante.

  • Pamela

    16 febbraio 2015 at 9:57 PM

    Tra gli innumerevoli libri acquistati e non ancora letti ho proprio un saggio di Ackroid su Londra (Una biografia). Ho adocchiato anche quello sui sotterranei… un giorno sarà mio 😉 prima però devo leggere l'altro!

Chiacchieriamo?

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