Marie-Claire di Marguerite Audoux (storia di una storia)

6 marzo 2015
Marguerite Audoux source

Marie-Claire, pubblicato per la prima volta nel 1910, è l’opera prima di Marguerite Audoux, e la più fortunata, nonché la più autobiografica. Questo è uno di quei casi in cui trovo più affascinante l’autrice della sua opera… vi è mai capitato? La vita di Marguerite è molto singolare: dopo aver trascorso l’infanzia in un orfanotrofio gestito da suore, si guadagnò da vivere prima come pastorella, e poi, a Parigi, come operaia e sarta. Per colpa di una malattia agli occhi, fu costretta a smettere di cucire, e per questo, pare, iniziò a dedicarsi alla scrittura. Non si sente tutti i giorni di sartine ex pastorelle d’inizio ‘900 che da un momento all’altro si mettono a scrivere e vincono un famoso premio letterario. M’immagino un’orfanella con una segreta passione per la lettura e dotata di un talento naturale per il raccontare storie con una freschezza consentita solo a chi non ne è consapevole. Apprendo dal risvolto di copertina che “non aveva alcuna ambizione letteraria” e che “per una serie di coincidenze” il suo manoscritto finì nelle mani giuste. Dato che so essere più curiosa di un gatto e di una scimmia messi insieme, quel “per una serie di coincidenze” è un invito troppo stuzzicante per non indagare. E così, su Wikipedia, scopro che fu per merito (involontario) della nipote Yvonne, che Marguerite aveva preso a vivere con sé  a Parigi. La ragazza si prostituiva all’oscuro della zia, e nel quartiere di Les Halles fece conoscenza con un giovane, Jules Iehl, Fu lui, che in seguito intrecciò una relazione con Marguerite, a introdurla in un importante ambiente culturale della Parigi dell’epoca. Non mi basta ancora, ne devo sapere di più, e m’imbatto in un articolo che finalmente appaga la mia sete di gossip conoscenza. Sembra che Iehl, invaghito di Yvonne, inizialmente ignorasse la doppia vita della ragazza, e si rivolse alla zia nella speranza di poterla aiutare. Ebbene, s’innamorò follemente di Marguerite. Un giorno scoprì per caso in un cassetto il manoscritto di Marie-Claire e ne fu così estasiato che lo fece leggere al suo amico Charles-Louis Phillippe (che ne corresse gli errori di grammatica e ortografia) e in seguito la sua opera giunse a Octave Mirbeau: campanello d’allarme! Questo nome lo conosco, è sua l’introduzione nell’edizione della Elliot! Il resto già lo so. Il romanzo vinse il premio Femina e sfiorò il Goncourt. Fino a qui, la storia della Audoux sembra quasi una favola. Purtroppo, però, nella vita reale i castelli sono fragili come quelli di carta, e basta un soffio per farli crollare. Dopo dieci anni insieme, Jules Iehl la lasciò per costruirsi una famiglia con una giovane donna. Marguerite scrisse altri romanzi, ma nessuno eguagliò il successo di Marie-Claire. Morì in povertà a quarantadue anni. La nipote, invece, che né lei né Jules riuscirono a salvare da se stessa, morì ad appena vent’anni.
Allegriaaaaaa, come avrebbe detto il caro vecchio Mike! Scusate, avevo voglia di sdrammatizzare. E mi scuserete anche per questa non-recensione, ma come ho detto in apertura del post, a volte cercando dietro le storie si possono scoprire dei tesori. E comunque non ditemi che non vi è venuta voglia di leggere Marie-Claire 😉

Ai miei occhi brilla alla luce di ciò che nasconde, più che di luce propria. E’ sicuramente un breve romanzo intenso nella sua semplicità, e che proprio grazie a uno stile asciutto riesce a penetrare nel profondo. Alcuni passaggi sono così vividi che sembra di osservare una foto. Nello stile dell’autrice nulla è superfluo e ciò dona una forza particolare alle sue parole. Diviso in tre parti, il romanzo racconta di una bambina e poi di una ragazza che è impossibile non identificare con Marguerite. Nell’abbandonarla prima della partenza per Parigi, si ha la triste consapevolezza di quello che le accadrà dopo e di non poter far nulla per proteggerla. Il suo cuore già spezzato verrà infranto ancora. La sua storia è già stata scritta e noi lettori non possiamo che esserne testimoni impotenti.

fonti:
Wikipedia
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0 Comments

  • Pila

    6 marzo 2015 at 12:28 PM

    E' andato direttamente in wl, non lo conoscevo!!! Grazie!! <3

  • PattyOnTheRollercoaster

    6 marzo 2015 at 1:51 PM

    Adoro le recensioni-non recensioni! Adoro leggerle e scriverle. Ogni tanto capita di voler scrivere qualcosa di preciso, partire con un obbiettivo, e poi sfociare in qualcosa di completamente diverso. A me capita di continuo, a te?
    Comunque, sì!, mi è venuta voglia di leggere questo libro, e la vita della Adoux mi ha affascinata.
    Anche a me è capitato di essere interessata alle vite degli autori più che ai romanzi che hanno scritto. Quando è così vado sempre a fare ricerche su internet finché non mi sembra di aver scoperto tutto su quello scrittore. Allora sono felice xD

  • Ludo

    7 marzo 2015 at 6:33 PM

    Sincera? A me non è venuta gran voglia di leggere il libro, però sono lieta di aver scoperto Marguerite Audoux.

    E vogliamo mettere gli occhiali con fiocchetto? Sono una delizia.

  • Pamela

    9 marzo 2015 at 2:17 PM

    Ti dirò, non è imperdibile, è molto più appassionante la storia dell'autrice, fidati! Il romanzo a confronto è un po' scialbo!

  • Pamela

    9 marzo 2015 at 2:20 PM

    Patty, allora siamo uguali XD
    E' per questo che adoro le biografie degli scrittori: due piccioni con una fava!
    p.s. per quanto riguarda i post, capita spessissimo anche a me! mi consoli ^^

  • Pamela

    9 marzo 2015 at 2:24 PM

    Forse dovrei scrivere un "errata corrige" perché nella foga di raccontare la vita della scrittrice ho speso poche parole per il suo romanzo. In effetti non è imperdibile e per i miei standard non lo definirei certo un capolavoro. Io l'ho apprezzato approfondendo la storia che nascondeva, se così si può dire.

    Sono i miei occhiali preferiti XD grazie! (33 anni e non sentirli, neanche di striscio!!)

E tu che ne pensi?

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