In love with London

24 ottobre 2016

Si può avere una relazione a distanza con una città?

Me lo sono chiesta mentre ero in volo per Londra, pochi giorni fa. L’amavo platonicamente ancora prima di conoscerla: ero una ragazzina innamorata della letteratura e la vedevo come il grembo da cui erano nate le storie che nutrivano la mia immaginazione. Ancora adesso non posso guardare il Big Ben svettare contro il cielo buio senza scorgervi Peter Pan in volo con i fratelli Darling, diretti all’Isola che non c’è. Crescendo, naturalmente, le cose sono peggiorate: è diventata una sorta di mega contenitore di citazioni, un’immensa happiness jar, e qualunque bigliettino vi estragga rimanda a qualcosa che ho letto, vissuto o visto. Appena scendo dallo Stansted Express e annuso il profumo della città (credo sia dato da un mix delle cucine di tutto il mondo e tanta cannella) mi sento viva più che mai, come se mi trovassi nel mio posto nel mondo.

Sono consapevole di essere accecata dall’amore. Forse la nostra relazione funziona perché a distanza, e vivendoci l’incanto si spezzerebbe. Ne vedrei i difetti, magari mi farebbe piangere, scoprendo che è un amore univoco, che è stata tutta un’illusione. Forse mi abituerei alla sua bellezza, e arriverebbe il giorno in cui fare colazione seduta nello Starbucks di fronte alla Tower of London non mi strapperebbe più un sospiro. Non lo so, e non credo lo scoprirò mai. Mi va bene così. Mi basta sapere di avere un luogo speciale dove scappare ogni volta che ne ho la possibilità, come tra le braccia del proprio innamorato.

Naturalmente in questa breve parentesi ho acquistato un po’ di cosucce. Io lo chiamo comfort shopping, un modo per avere la sensazione di portare a casa con me pezzetti di Londra che aiutino a lenire la nostalgia. In particolare ho fatto scorta di tè per la stagione fredda, sebbene in realtà, vi dirò, nemmeno con il caldo smetto del tutto di berlo, basta un temporale o il climatizzatore un attimino più basso e… sì, lo so che non è normale, me l’hanno già detto. La mia marca del cuore rimane Whittard, e sia messo agli atti che alla dipendenza da Earl-Grey (il loro è divino) ne devo aggiungere un’altra: il mulled wine, ovvero un tè al gusto di vin brulé, che io ho prontamente battezzato tè brulé. Il fatto che sia solubile potrà sembrare un abominio per la tradizione, ma è una manna dal Cielo in quelle serate in cui tutto è troppo faticoso (so che capite). Il suo profumo ti mette in pace con il mondo, anche perché è chiuso fuori a più mandate mentre tu sei al calduccio con ciò che ti serve a portata di mano (tazza, libro, fidanzato, gatto, in ordine sparso). A proposito di Whittard, al piano terra dello store di Covent Garden hanno aperto un tea bar e un bancone per prendere un caffè to go! Nemmeno io saprei cosa chiedere di più, se non di tornarci quanto prima dato che il tempo è stato tiranno e non mi sono potuta fermare per una sosta.


Londra significa anche questo: cartoleria! È l’oasi delle cartopazze: in Italia non esistono negozi come Paperchase e Kikki k, cosa che per me è fonte di profondo rammarico. Qualcosina sta cambiando, e gli angoli dedicati a penne, quaderni, sticky-notes e altre meraviglie stanno prendendo piede (no, mi spiace, non sono una di quelle che li trova fuori luogo in libreria) ma distiamo ancora anni luce da quanto accade nella terra di Albione. Personalmente scriverei con una biro triste e senza fronzoli solo in caso di estrema necessità. Datemi unicorni, diamanti (in plastica), cuori e gommine macaron. Ma bic trasparenti, vi prego, no. Poi, certo, è una questione di priorità. C’è chi gioisce per l’arrivo di Primark in Italia, e chi aspetta paziente l’avvento di una cartoleria come si deve. Comunque, tornando a noi, considerando i danni di giugno (oltre al mio nuovo planner a5, Ballerina di Carpe Diem se siete curiosi) in questa toccata e fuga mi sono limitata allo stretto indispensabile, tra cui un set di timbri di Pusheen ed evidenziatori a forma di panda.  Concludo il post con l’entrata del paradiso per eccellenza: lo store Kikki k a Covent Garden, una delle ragioni per cui tutto sommato è un bene io non viva a Londra.

0 Comments

  • NotLoved

    24 ottobre 2016 at 9:35 PM

    Sono innamorata di questo post e mi manca Londra. ç_ç

  • Pamela

    27 ottobre 2016 at 9:21 PM

    Abbracciamoci forte <3

  • Jess – The Avid Reader

    30 ottobre 2016 at 9:29 PM

    Pamela, capisco perfettamente il legame che si sente con una città speciale, per me è la stessa cosa con NY, mi manca e non vedo l'ora di tornarci!
    Lo shopping è sempre una terapia, c'è sempre la scusa perfetta per darsi alla pazza gioia xD

  • Pamela

    12 dicembre 2016 at 10:45 AM

    E' proprio vero 😉 bando ai sensi di colpa!

Chiacchieriamo?

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