Il ballo della debuttante

12 giugno 2017
Blog post

 

Sono passati quindici giorni dalla pubblicazione del mio primogenito  primo romanzo, Lolita in Love. Citando una battuta che risale ai tempi dell’università legata a Tess dei d’Uberville, quest’evento divide la mia vita in un prima e un dopo, ovvero maiden (fanciulla) e maiden no more (non più fanciulla). Ok, lo spartiacque della vita di Tess fu qualcosa di tragico, e ovviamente non è il mio caso. Però: 1) adoro fare questa battuta, anche se me la faccio e me la rido perché non la capisce mai nessuno, e 2) passare dai sogni ai fatti implica una linea di demarcazione. Certo Lolita in Love non è nato dall’oggi al domani, anzi, ma vedere il mio pargolo su Amazon fa un certo effetto. Un po’ come una mamma chioccia che accompagna il proprio bimbo al primo giorno di scuola, e se ne separa con ansia chiedendosi come se la caverà senza di lei, se andrà d’accordo con i compagni, e le maestre omioddio come saranno le maestre, ecc ecc.

Pubblicare significa esporsi. Regala una botta di adrenalina? Yep. Spaventa? Miseriaccia, da morire. Ci si sente vulnerabili. In verità non credo che con il secondo o terzo romanzo questa sensazione sia destinata a svanire, probabilmente ci si fa solo il callo. Molto dipende dal proprio carattere, e il mio non aiuta, anche se ci sto lavorando. Mettersi in gioco spaventa, occorre dirlo? Però ne vale la pena. Per quanto mi riguarda, i rimpianti mi spaventano molto di più. Non voglio che le mie storie rimangano chiuse in un cassetto. Farei un torto a me stessa e non potrei mai perdonarmelo.

Come sono andati quindi questi primi giorni da maiden no more? Intensi, miei cari. Intensi. Come una corsa sulle montagne russe. Le prime vendite, le prime recensioni, i messaggi dei lettori: altro che farfalle psichedeliche nello stomaco (cit. Rainbow Day). Wow, da leggersi vov, come facevo da piccola con i fotoromanzi di Barbie. Ah, gli anni ’80!

source

Ciò che più mi ha stupita è qualcosa che in realtà già sapevo: la stessa storia arriva diversamente a ogni lettore. Quante volte mi è capitato di confrontarmi con altri sullo stesso romanzo e di chiedermi se avessimo letto davvero lo stesso per quanto diverse erano le rispettive percezioni! E infatti, sebbene sinora le recensioni siano state tutte positive, non sono mancate le opinioni più diverse.

♡ C’è chi ha trovato Rainbow adorabile e chi odiosa. Da mamma, forse, non è facile essere obiettiva, ma è anche vero che nessuno conosce il proprio bambino come la mamma. Credo che per capire Rain sia necessario tener presente che ha visto crollare tutte le sue sicurezze. La conosciamo nel momento massimo della sua crisi: quando mette in discussione se stessa. È un processo tanto doloroso quanto necessario per ridefinirsi, trovare la propria strada, dare un nuovo assetto al proprio mondo. Non c’è da stupirsi se, una volta uscita dal guscio, sfodera l’artiglieria pesante, per lo più una lingua tanto forbita quanto triforcuta che (come le fa notare Tristan) talvolta cozza un tantino con il suo aspetto zuccheroso. Avete presente i ricci? Io li trovo di una dolcezza unica. Ciò non toglie che si trasformino in palle di spini quando si sentono minacciati.

♡ È uno young adult ma non proprio uno young adult. Beh, ragazzi, ve l’avevo detto :P. È vero che la protagonista ha diciassette anni e che chi si aggira intorno a quell’età (magica e buia come una notte stellata) potrà ritrovarsi nel subbuglio emotivo di Rain. E poi, sì, c’è una storia d’amore, ma non è questo il punto focale. È la storia di Rain, in cui irrompe anche Tristan, come una folata di vento che scompiglia ulteriormente le carte e il cuore. Non ci sono solo loro due, però, sul carrozzone. La madre di Rain, il nanetto fratello, Oliver, e Chloe, la sua migliore amica (quanto amo Chloe), hanno tutti un ruolo centrale. Il fatto che ognuno di loro sia sui generis (bizzarri?) spiega perché ho usato la parola carrozzone. Troppo bizzarri? No. La normalità è una bufala colossale.

♡ Finale perfetto – finale prevedibile. Su questo punto non me la sento di sbilanciarmi, correrei il rischio di fare spoiler, e tutti odiamo gli spoiler. Quello che posso dire è che in ballo c’era un finale ben diverso, ma la storia ha seguito il suo corso naturale: la direzione si è palesata da sola e forzarla in altro modo avrebbe significato tradirla, e tradire un po’ anche quello in cui credo. Adesso cito il comunicato stampa (troppo bellino, ma non mi sto sbrodolando perché l’hanno scritto per me quei due geni di The Sign of The Two): Lolita in Love è uno young adult che parla di crescita, coraggio e accettazione di sé e di come l’amore, letteralmente, salva la vita.

Lo sapete qual è la parola che mi sono trovata a dire più spesso in questi giorni? Grazie. Eppure ho la sensazione di non averlo fatto abbastanza: vorrei abbracciare uno a uno tutti voi che mi state sostenendo. Non potete immaginare quanta gioia mi regali leggere i vostri commenti e scoprire che quelle sfumature che temevo di poter vedere solo io hanno invece fatto breccia nei punti giusti. Vi lascio con una sorpresa pazzesca che mi ha fatto Romina, una delle persone più splendide in cui mi sono imbattuta grazie al nostro comune amore per la letteratura. La stima che ho di lei è sia personale (ha un cuore immenso e puro) che professionale, in quanto scrittrice ed editor, quindi… fate un po’ voi 😉.

Video di sua proprietà, pubblicato sul blog Yugen Nikki.

6 Comments

  • Patrizia

    12 giugno 2017 at 6:47 PM

    Sono contenta per te ^_^. Per come sta andando e per come andrà ^_^

    1. Pamela

      15 giugno 2017 at 11:07 PM

      Grazie per il supporto Patrizia… e incrociamo le dita 😉

  • Valentina Bellettini

    16 giugno 2017 at 6:17 PM

    Complimenti, Pamela! 😀
    Vai così, a tutta birra! 😀
    Le sensazioni di debuttare con un proprio libro sono le stesse che provo anch’io, e nonostante abbia pubblicato tre libri, la tensione è sempre la stessa! Per non parlare delle opinioni che sono spesso una il contrario dell’altra (come la protagonista adorabile per alcuni e odiosa per altri); penso che ciò avvenga perché ognuno aggiunge alla lettura il suo “bagaglio” di esperienze… Coooomunque, l’ho appena scaricato: ti farò sapere la mia! 😉

    1. Pamela

      24 luglio 2017 at 4:53 PM

      Grazie per l’incoraggiamento Valentina, sei un tesoro ❤️! A distanza di quasi due mesi posso dire che… sì, vale decisamente la pena mettersi in gioco. Regala sensazioni incredibili e fa crescere. Aspetto la tua opinione! Un bacio

  • Ely

    20 giugno 2017 at 5:10 AM

    Cara Pamela,
    ho terminato di leggere il tuo Lolita e mi è piaciuto tantissimo. Un vero miracolo, se si considera che appartiene a un genere che proprio non riscontra la mia simpatia. Secondo me, e te l’ho sempre detto, sei una scrittrice nata; già leggendo i tuoi post si nota che il tuo stile è armonioso e, all’occorrenza, anche raffinato. La storia si dipana con grazia e scorrevolezza, il linguaggio è fresco, pulito e spesso ravvivato da sprazzi di ironia a dir poco deliziosi! Un’ironia ben calibrata, mai forzata, che compare sempre al momento opportuno. Anche io, come Bianca Rita Cataldi, ho notato quanto sia propizia per sdrammatizzare alcune scene che, altrimenti, sarebbero risultate un po’ troppo sdolcinate. So che ti parrà sacrilego (immagino che il ‘primogenito’ sia trattato con una sorta di venerazione a casa Geroni), ma ho dovuto in diverse occasioni sottolineare dei passaggi che ho trovato davvero molto belli ed emozionanti. Delle perle di bellezza che spuntano, qua e là, come fiori su un prato di un verde brillante. Poi ho trovato due ‘episodi’ che mi hanno ricordato due opere di Montgomery, una delle mie Autrici predilette, ed è stupefacente se si considera che non le hai nemmeno lette. Insomma, pur avendo poco tempo, soprattutto a scuole finite, ho talmente apprezzato il tuo Lolita che ogni momento era buono per cercare di leggere qualche pagina. Ti faccio i miei più sentiti complimenti e non posso che gioire con te del successo che stai avendo, anche perché, come dici tu, la paura della ‘debuttante’ è lì in agguato. A volte, anche senza che ce ne sia un motivo reale, si leggono recensioni di una cattiveria e di una maleducazione imbarazzanti anche su scritti di indiscutibile valore. La piccolezza di certi individui non ha limiti, ma sarebbe sbagliato tenere a freno una passione bruciante come quella della scrittura (che sicuramente ti appartiene) per questa eventualità. Quindi, tieni duro, vai avanti per la tua strada e continua così. L’inizio non è promettente… di più!!! Comunque ti vedrei benissimo con una gothic novel stile Victoria Holt, che, a prescindere dal nome inascoltabile, ha scritto romanzi a dir poco deliziosi… ELY
    P.S.: il cartaceo è veramente bello, nonostante il prezzo sia modico. La mia bambina nel toccarlo ha detto: “Che bella questa copertina, mamma! E’ liscia, liscia…” Ha solo sei anni, ma è già un’intenditrice! 🙂

    1. Pamela

      24 luglio 2017 at 5:01 PM

      Rispondo dopo secoli T_T… per fortuna ti ho già ringraziata “in privato” altrimenti mi sentirei ancora più in colpa! Ho riletto più volte il tuo commento, è più rinvigorente di una coca ghiacciata (mannaggia, quando arriva settembre, l’autunno, LA NEVE?). Grazie, Ely, ma un grazie di quelli che vengono proprio dal cuore. Sapere di aver convinto una lettrice esigente come te fa un gran bene all’autostima. Non conosco Victoria Holt, mi sa che dovrò leggerla!! E per quanto riguarda la gothic novel… sento che arriverà, un giorno!!
      p.s. la tua bimba è proprio un amore <3

Chiacchieriamo?

Prev Post Next Post