Chie Chan, Banana Yoshimoto e io

25 luglio 2017
Blog post

 

Voglio bene a Banana Yoshimoto da tanto, tantissimo tempo, ormai. Ha rappresentato il mio primo approccio a una letteratura diversa da quella occidentale e subito mi sono innamorata del suo modo di sentire il mondo. Come parlare per la prima volta con qualcuno e dopo una manciata di istanti avere la sensazione di conoscerlo da sempre. Quel tipo di sintonia tra persone affini che non richiede spiegazioni, nessun “intendevo che”, perché il cuore è accordato sulla stessa scala e gli occhi colgono le stesse sfumature. È così confortante, a volte, e dolce, non dover fare lo sforzo di andare incontro all’altro, di parlare la sua lingua e vedere con i suoi occhi.

Questo non significa che abbia amato tutti i suoi romanzi. Se i primi (Amrita, Kitchen, Tsugumi) rimangono ineguagliati nel mio cuore, da un certo momento in poi trovo che abbia spinto all’estremo alcuni aspetti tipici della sua scrittura, in primis la consistenza della trama, che in alcune opere diventa così evanescente da non lasciare alcuna traccia nella mia memoria. Alcuni titoli, purtroppo, non mi evocano alcun ricordo, solo qualche vaga sensazione, e io sono una lettrice che ricorda dettagli insignificanti a distanza di decadi (anche se sono pessima per quanto riguarda titoli e nomi, ahimè).

Eppure. Eppure anche Chie Chan (pubblicato in Italia nel 2010) non si regge su alcuna trama, ma non ho provato quella fastidiosa sensazione, a lettura ultimata, di trovarmi con un pugno d’aria. Forse perché sono cambiata io, forse perché avevo proprio bisogno di quel pugno d’aria: fresca, pura, dolce. Chie Chan è la storia di due amiche che si prendono cura l’una dell’altra. Sembra un rapporto univoco, in cui la più forte bada alla più fragile, ma l’amore non si misura con una bilancia, e Banana ci mostra ancora una volta come esistano più equilibri e forme di felicità di quante che la società normalmente proponga. Quello che cerco di assimilare più di ogni altra cosa, leggendo le sue storie, è la bellezza del momento, la capacità di provare quella gioia quieta per le piccole cose che riesce in qualche modo a placare il dolore. Istantanee di vita perfette perché amate.

Uno splendido tramonto arrivò da Occidente, così rapido e inatteso da dare la sensazione che il cielo si stesse muovendo velocissimo. Lo vidi trasformarsi davanti ai miei occhi con una rapidità che mi diede le vertigini. I colori più diversi si specchiavano nelle nuovole, accompagnando, con le loro tinte in costante mutazione, quella prodigiosa metamorfosi.
Poi il Cielo si scurì progressivamente, intorno a noi le luci cominciarono ad accendersi e i delfini, mangiato tutto il pesce lanciato loro dai turisti secondo le modalità stabilite, si avviarono senza fretta, sempre giocando, verso il largo. Cominciavano qui e là a spuntare le stelle, ma noi non ci eravamo ancora mosse.
Eravamo lì, sedute in silenzio.
A stare così in silenzio, il rumore delle onde rimbombava con un fragore che faceva paura. Eppure io pensai: È bello non essere soli.

Chiacchieriamo?

Prev Post Next Post