Chiamatemi Elizabeth di Carmela Giustiniani

18 settembre 2017
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Certi scrittori ti chiamano. Si apre così l’introduzione di Chiamatemi Elizabeth – Vita e Opere di Elizabeth von Arnim di Carmela Giustiniani, e sin dalle primissime parole di questa splendida biografia edita flower-ed mi sono trovata ad annuire sorridendo. È una sensazione che noi lettori conosciamo bene: quando un autore ti chiama non si tratta mai di un caso. A volte ci buttiamo a capofitto nell’avventura (non lo è forse ogni lettura?) altre, invece, tardiamo a rispondere, forse intuendo che dopo non saremo più gli stessi.

Sto divagando. Vi chiedo perdono se non riesco, né desidero a onor del vero, parlare di libri in modo asettico, freddo e impersonale, figuriamoci quando si tratta di una penna che mi sta particolarmente a cuore. Le penne, in questo caso, sono due. Non conosco Elizabeth Von Arnim quanto vorrei, ma va da sé che si tratti di un’autrice a me destinata, e l’ho capito non tanto leggendo Vera (l’unico suo romanzo che sinora posso annoverare tra le mie letture) bensì la sua biografia. E qui veniamo all’altra penna, quella di Carmela, e se la chiamo per nome non è per mancanza di professionalità (uff, che barba che noia l’etichetta) bensì per l’affetto e la stima che ho per lei. E così ora desidero leggere tutto il corpus letterario della Von Arnim, e se anche voi, come me, vi avvicinate alla sua biografia senza conoscere molto delle sue opere, preparatevi a far fronte alla medesima impellente necessità. Ah, la gioia di lasciarsi conquistare da un nuovo autore!

Elizabeth con i suoi amati cani (source: LibraryThing)

Affinità. Non è questo che cerchiamo sempre, in modo più o meno conscio, attraverso la letteratura? Il ritratto che emerge da Chiamatemi Elizabeth è quello di una donna non convenzionale, sebbene alcune scelte lo possano sembrare. I bravi biografi, però, ci guidano alla scoperta della verità, sebbene ci si debba accontentare di avvicinarsi il più possibile, accettando di non poterla mai afferrare del tutto. La letteratura è gelosa dei proprio segreti. Mary Annette Beauchamp (questo è il suo vero nome) era una donna e una scrittrice dall’animo inquieto e fortemente indipendente, ma anche le donne dall’intelligenza non comune hanno i loro punti deboli (cit. p. 17). E lei era certamente dotata di un’intelligenza straordinaria e di un pessimo gusto in fatto di uomini. Non vi nascondo che mi monta sempre una certa rabbia quando scopro che donne di questo calibro hanno avuto compagni non solo non alla loro altezza, ma del tutto incapaci di renderle felici. Con un pizzico di cinismo potrei (potrei) dire che le loro opere, forse, ne hanno giovato. Se in apparenza, come sottolinea Carmela, può sembrare una scrittrice leggera, mai prima impressione potrebbe essere più fuorviante. La Von Arnim ha il dono di farsi leggere con facilità e questo può indurre il lettore a fermarsi in superficie. La sua complessità e incredibile modernità, però, non sono palesi, ma emergono dalla sua ironia, dalla sua intelligenza (….), dalla sua capacità di parlare senza peli sulla lingua della condizione femminile del suo tempo. Sempre nell’introduzione, viene spiegato che la sua modernità era di quelle sottili, ben celate dietro una patina di convenzione costruita ad arte. (cit. p. 8-9)

Se Elizabeth, l’alter ego della scrittrice, protagonista di alcuni dei suoi romanzi e colei che l’ha resa famosa, ha molto della Von Arnim, non bisogna commettere l’errore di far coincidere le due figure. Certo, l’amore per la natura e la passione per il giardinaggio costituiscono una parte significativa di lei, ma era molto più di questo. Sarebbe un peccato, dunque, conoscerla solo per le sue opere più note. La sua produzione è infatti poliedrica, multisfaccettata, a testimonianza di una personalità complessa e indomita anche nel lasciarsi definire.

Nel caso delle sorelle Brontë a stupirmi è come dalla loro esistenza ordinaria siano scaturite opere di una tale portata. La vita della von Arnim, al contrario, è talmente avvincente da potersi leggere come un romanzo, uno di quelli particolarmente prodighi di colpi di scena e cambi di scenario. Non è solo per questo, però, che Chiamatemi Elizabeth si legge con voracità. Il merito è anche di Carmela Giustiniani, che nel suo esordio si dimostra non solo all’altezza ma del tutto a suo agio in questa prova da biografa. La cosa, del resto, non mi ha stupita neanche un po’, e se la seguite nel suo incantevole blog Libri nella brughiera non dovrebbe stupire nemmeno voi. Il suo amore per la letteratura, e in questo caso specifico per la von Arnim, nonché la sua competenza in materia si traducono nella naturalezza con cui ci regalano un ritratto vivido e appassionante di un’autrice che merita di essere conosciuta e amata anche dai lettori italiani.

Non vi ho detto molto, miei cari, lo so, ma spero abbastanza da avervi incuriosito. Leggete Carmela. Ed Elizabeth. Non importa in che ordine, basta che le leggiate. (E se poi tornate qui per scambiare chiacchiere e pensieri, me felice.)

Carmela Giustiniani (San Giorgio a Cremano, 1987) è laureata in Relazioni Internazionali a indirizzo asiatico presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. Membro della Elizabeth Von Arnim Society, dal 2015 gestisce un blog a tema letterario, Libri nella Brughiera, focalizzato soprattutto sui classici della letteratura e sulla riscoperta e la promozione delle grandi scrittrici del passato.

6 Comments

  • federicagaletto

    18 settembre 2017 at 5:07 PM

    La signorina ritratta nella foto del post è Katherine Manfield, cugina della Arnim.

    1. Pamela

      18 settembre 2017 at 5:18 PM

      Grazie per la segnalazione, ho provveduto subito a sostituire la foto!

  • Patrizia

    18 settembre 2017 at 10:12 PM

    Segno, anche se le biografie non mi solleticano molto

    1. Pamela

      20 settembre 2017 at 4:59 PM

      Io invece adoro il genere, m’incuriosisce conoscere la persona che sta dietro a un’opera 😉
      In parte la definirei “curiosità letteraria”, dall’altra interesse per il gossip… del secolo scorso XD

  • Elisabetta

    19 settembre 2017 at 8:42 AM

    Cara Pamela,
    finalmente uno dei tuoi magnifici post!!! In effetti anche io seguo spesso Carmela sul suo blog e questa biografia mi strizzava l’occhio già da un po’, perché è scritta da una persona che sembra davvero molto competente e appassionata (di solito un binomio infallibile) . Dopo questo tuo caloroso consiglio credo proprio che sarà una delle mie prossime letture nonostante, lo confesso, io non ami molto le biografie in genere. Ma a tutto c’è l’eccezione; come sai ho adorato ‘Sui passi di Elizabeth Gaskell’ e… sono certa che questa prima opera di Carmela mi piacerà molto. Un lavoro fatto con amore ripaga sempre! Grazie dei tuoi preziosissimi consigli; magari mi avvicinerò anche io alla Arnim. Chissà! Un caro saluto. Ely

    1. Pamela

      20 settembre 2017 at 5:09 PM

      Carissima Ely, grazie <3
      Come dicevo a Patrizia, quassù, è un genere che adoro. Mi piacciono sia le biografie classiche, accademiche, che quelle romanzate. Appagano in parte la mia infinità curiosità verso epoche di cui non mi sembra mai di sapere abbastanza. (E poi, come dicevo, il gossip XD di recente ho fatto certe "scoperte" sulle Brontë... XD)
      Questo lavoro di Carmela merita davvero, come del resto la von Arnim! Un bacione!

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