Una passeggiata nelle Fashion Galleries del V&A Museum

15 novembre 2017
Blog post

Ho un’apposita wishlist su Amazon dedicata alla moda nelle mie epoche predilette. Sin da piccola ero terribilmente affascinata dagli abiti di quel tempo così distante da me. Guardavo Lady Oscar quasi solo per le mise di Marie Antoinette e delle dame di corte (un sacrilegio, lo so, ma tutta quella violenza mi turbava molto). Come quasi tutte le mie passioni di bambina anziché scemare con il passare degli anni mi sono rimaste appiccicate al cuore, così da grande il mio sguardo di fronte a quei vestiti sontuosi è rimasto lo stesso: estasiato e sognante. Proprio quello con cui ho passeggiato per le Fashion Galleries del Victorian & Albert Museum.

Le trovate nella sala n. 40, al piano terra di un museo che richiederebbe un soggiorno dedicato esclusivamente a lui. Se siete a Londra e vi va di farci un salto ma non volete perderci troppo tempo, vi consiglio di non lasciarvele sfuggire. L’ingresso è gratuito e si tratta di una breve passeggiata che non vi porterà via che una manciata di minuti. A meno che non siate come me: allora la storia potrebbe farsi lunga, sospiri, annessi e connessi inclusi. La mostra si riferisce alla moda europea dal 1750 al giorno d’oggi, ma in questo post ci fermiamo agli albori del ventesimo secolo, senza nulla togliere alle Bright Young Things  degli anni ’20 (che adoro, per altro) o alla mitica Mary Quant.

Per completezza di informazioni, modalità guida turistica mode on, nella sala adiacente c’è sempre una mostra temporanea in corso, attualmente su Balenciaga (fino al 18/02/18). L’ingresso alle exhibitions è a pagamento.

Ma veniamo agli abiti che mi hanno colpita di più!

Court Mantua (visione posteriore) 1755-60.

 

Sebbene già fuori moda nella seconda metà del Settecento, alle donne era richiesto di indossare questo genere di abito a corte durante le occasioni formali e i balli. Spesso era intessuto con del filo d’oro, e insieme ai diamanti con cui senz’altro veniva indossato doveva sbrilluccicare un bel po’ al lume di candela, come suggerisce la targhetta ai suoi piedi. Splendido, tranne quando scappava la pipì. Meglio non porsi troppe domande.

1810 – 1830

 

Gli abiti a vita alta rimasero popolari fino alla prima metà del XIX° secolo. Io li adoro, e voi? Per non parlare dell’outfit del gentleman qui sopra. Vi autorizzo a dargli il volto di un attore di vostro gradimento. Se siete a corto di idee, mi permetto di suggerirvi un Fassbender, che non ci sta mai male, o un Hiddleston, che in redingote e sciarpina fa sempre la sua eccellente figura. Il parrucchetto rovina la fantasia romantica, me ne rendo conto, ma era richiesto in alcuni royal events. Per fortuna la spada ridà all’insieme un tocco di virilità.

A destra abito da cavallerizza, entrambi 1790 circa.

 

Se qui non sentite il bisogno di mettervi a cantare Gloriana, Allelujah a squarciagola, Houston abbiamo un problema.

A destra, abito da passeggiata, 1817 – 1820.

 

Riesco quasi a sentire la loro conversazione.

Abito da sposa, probabilmente 1851.

 

Mi fa pensare a Jane, mentre andava all’altare con il suo Rochester, senza ancora sapere che…

 

A sinistra, abito da sera (Princess Line), 1878 – 80; a destra abito da giorno, 1885 (feat. Vivienne, bambola inquietante, 1855 – 86).

 

Giacca a corpetto, 1866 – 88.

 

Giacca e gonna, circa 1895; handbag 1880 – 90 (feat. altra bambola inquietante, 1880).

 

Non fareste follie per una giacca così, fanciulle che mi state leggendo? E la borsina? Parliamo un momento della borsina.

Abito da giorno, 1908 circa.

Due parole: Mary Poppins.

Dovendo sceglierne uno, direi che il mio preferito è il secondo, l’abito bianco in stile impero. E Il vostro? Sogniamo un po’ insieme! Se invece vogliamo proprio buttarla sul piano realistico, va da sé che dovevano essere tanto belli quanto fonte di sofferenza. Prendiamo il corsetto all’inizio del post, per esempio: di inizio ‘900, realizzato con nastri di seta e ossa di balena. Bellezza e dolore ben infiocchettati insieme. Non so voi, ma solo guardandolo mi sento svenire come Elizabeth Swann in La maledizione della prima luna.

2 Comments

  • Patrizia

    15 novembre 2017 at 9:37 PM

    Quello come il tuo e l’ultimo sceglierei anche se anche il viole mi piace molto. L’unica cosa avrei paura dei corsetti. Non penso che li sopporterei a lungo

    1. Pamela

      17 novembre 2017 at 12:13 AM

      Nemmeno io, dovevano essere strumenti di tortura… ottimi per nascondere i rotolini, ma a quale prezzo!

Chiacchieriamo?

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