The Shape of Water – i cinemini del venerdì #1

24 febbraio 2018
Blog post

Ho deciso di intitolare questa rubrica I cinemini del venerdì perché si dà il caso sia la mia serata del cuore per andare al cinema. Meno gente del resto del weekend, il bisogno di un reset mentale dopo una settimana pesante e quel non so che di romantico che ha lasciarsela alle spalle avvolti nel buio della sala. Va da sé che ogni giorno è perfetto per vedere un bel film, così come che se hai vent’anni magari preferisci andare a ballare. Io, comunque, ho sempre preferito il cinema.

Non sapevo assolutamente nulla di The Shape of Water, indi per cui la mia mente era una lavagna bianca senza pregiudizi. Unico dettaglio conosciuto, nominations all’Oscar e sfilza di premi già vinti a parte, il regista. Di Guillermo del Toro ho visto qualche film, per lo più horror, per cui mi sarei forse aspettata una fiaba dai toni dark e certo non una squisitamente dolce come questa.

Elisa è una donna a cui è stata tolta la voce, ma che sente e percepisce il mondo che la circonda con quell’intensità propria delle anime sensibili. La sua è una vita semplice che verte su una routine fatta di piccoli gesti e riempita da pochi, profondi affetti. Il vicino, Giles, artista attempato e gay, il cui appartamento è affollato di quadri e gatti, e Zelda, amica afroamericana con cui divide il turno di pulizia in uno stabilimento governativo dove vengono effettuati degli esperimenti top secret. Il clima e l’ambientazione, per intenderci, è quello della guerra fredda, e vi troviamo un’America chiusa e provinciale che si pone nei confronti del diverso con la disinvolta sicurezza di uno schiacciasassi. L’elemento di rottura è dato dall’arrivo di una creatura anfibia antropomorfa, e qui lascio alla vostra immaginazione il trattamento che le viene riservato da Strickland, a capo dell’esperimento, portavoce di tutti i peggiori -ista della società occidentale: maschilista, sessista, razzista, arrivista, ecc ecc. Se la creatura è l’emblema del diverso, Strickland lo è dello schiacciasassi di cui sopra.

A mio avviso questo film gioca con il fuoco in modo tanto consapevole quanto rischioso, e il rischio è quello di costruire una storia zuccherosa che si erge sui cliché più scontati. La vera scommessa non è fare breccia nei buoni sentimenti dello spettatore, ma non lasciare che esca con la sensazione di aver esagerato con i marshmallow. Personalmente, nessun sintomo da indigestione, forse perché si muove con la stessa la delicatezza di una danza in punta di piedi, o perché, almeno al cinema, è lecito osare credere ai lieto fine. Se sono stati fatti dei passi avanti rispetto alla società che vi è rappresentata è grazie a chi ci ha creduto, ha lottato anche quando sembrava impossibile e ha prestato la voce a chi ne era stato privato. Per cambiare il mondo serve audacia e follia. Bisogna essere visionari e immaginarlo, prima di tutto, a partire dal proprio. La nostra realtà ha la forma che decidiamo di darle, così come l’amore.

Credo che The Shape of Water sia una buona cura a quell’eccesso di pessimismo che la vita tende a depositarci addosso come le polveri sottili, quello che ci fa pensare, in soldoni, è tutto uno schifo e non vale la pena far nulla. Se poi, come me, avete un debole dichiarato per i personaggi bizzarri ai margini della società, non pensateci due volte, andate a vederlo. Non ho la più pallida idea se vincerà l’Oscar, e francamente questo m’interessa fin là tanto che non so nemmeno quali siano gli altri candidati. Non posso nemmeno dire sia entrato nell’Olimpo dei miei film preferiti. Quello che so è che mi ha incantata con il suo tono poetico e sognante, e che il suo messaggio arriva forte e chiaro.

Il primo marzo edito da tre60 uscirà l’omonimo romanzo, che però non è un adattamento del film. Cercando di capirne la natura mi sono imbattuta in questo articolo di Germain Lussier che spiega la particolare genesi dell’opera. I detentori dei suoi diritti sono Guillermo del Toro e lo scrittore Daniel Kraus, che avevano già collaborato per la stesura di Trollhunters. La paternità dell’idea è di Kraus, ma dopo alcuni scambi di mail e telefonate decisero di dedicarsi uno al film e l’altro al romanzo affinché ciascuna storia fosse a sé. Ne sono risultate due versioni che pur avendo moltissimo in comune non sono l’una la copia esatta dell’altra, il che rende ancora più interessante recuperare entrambe.

Miei cari, se l’avete visto fatemi sapere cosa ne pensate, mi piacerebbe moltissimo conoscere le vostre impressioni!

4 Comments

  • Carmela Giustiniani

    24 febbraio 2018 at 1:10 PM

    Anche a me ha fatto la stessa impressione! 😀 E mi fa piacere sapere che il libro non sia semplicemente la versione su carta del film (di solito sono pessime operazioni, quelle), in questo caso lo leggerò volentieri *_*

    1. Pamela

      6 marzo 2018 at 10:36 PM

      Hai ragione, quelle operazioni non danno mai buoni frutti! Da ragazzina ci cascavo piena di entusiasmo, ma la vecchiaia mi ha reso saggia XD

  • Carlo Croce

    8 marzo 2018 at 6:28 PM

    Non lo so, non mi ha convinto molto. Gradevole e leggero, ottimista, carino. Insomma, mainstream.

    1. Pamela

      13 marzo 2018 at 12:33 AM

      Concordo sul mainstream… ma se tutti i mainstream fossero come questo ne sarei ben lieta 😊!

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