Agata De Gotici e il fantasma del topo (di Chris Riddell)

12 Marzo 2015

***Warning: Recensione lungherrima. Se arrivate alla fine ci sarà una ricompensa. Al cioccolato.***

Di questo romanzo vi avevo già parlato nella rubrica Scatti in libreria. Mi ero pentita di non averlo comprato a Londra e continuavo a rimuginarci su, soprattutto dopo averne sentito parlare da una delle mie pusher di libri preferite, Federica Frezza. Non avrei mai creduto venisse pubblicato in Italia, così quando mi ci sono imbattuta di nuovo un paio di settimane fa l’ho preso come un segno: se un romanzo ti perseguita, ti devi arrendere, non è così? E io mi arrendo senza nessun problema! 

Agata De Gotici e il fantasma del topo è il primo volume di una serie scritta e illustrata da Chris Riddell, e come può lasciar intuire il titolo è rivolta a un pubblico molto giovane (l’età di lettura consigliata è a partire dai sette anni). Non che questo rappresenti un problema, per me. L’importante è che abbia compiuto sette anni, da quanto non ha la minima rilevanza. Sono dell’avviso che un bel romanzo sia godibile a qualunque età, sebbene in maniera diversa. Questo, poi, varrebbe la pena acquistarlo anche solo per le illustrazioni di un fascino mozzafiato. Essendo frutto della stessa mente che ha ideato la storia ne sono parte integrante, e non un semplice abbellimento. Estremamente dettagliate, incantano il lettore trasportandolo dentro il mondo della protagonista: gotico, certo, ma in un modo che definirei adorabile. 


Agata era la figlia unica di Lord De Gotici del palazzo di Gorgonza coi Grilli, il famoso poeta ciclista. Sua madre era stata una bellissima funambola di Salonicco che Lord De Gotici aveva incontrato e sposato durante i suoi viaggi. Sfortunatamente, Partenope era morta quando Agata era ancora un bebè. Era successo una sera, durante un temporale, mentre si esercitava sul tetto del Palazzo di Gorgonza coi Grilli. Lord De Gotici non parlava mai di quella notte spaventosa. Restava solo nella sua immensa magione, chiuso nel suo studio a scrivere poesie molto molto lunghe. Quando non scriveva, Lord De Gotici passava il tempo galoppando sul suo velocipede di legno – la draisina Pegaso – nei giardini del palazzo, sparando a casaccio con il suo archibugio. Così si era fatto la fama di essere pazzo, maligno, e pericoloso per gli gnomi. Dopo l’incidente, Lord De Gotici si era persuaso che i fanciulli andassero sentiti – ma non visti. E quindi pretendeva che Agata indossasse degli scarponi chiodati  e pesanti per percorrere i corridoi e i cunicoli del Palazzo di Gorgonza coi Grilli. Così poteva udire i suoi passi quando si avvicinava e evitare di incontrarla nascondendosi nel suo studio, dove nessuno lo poteva disturbare.

Fin dall’inizio questo romanzo pullula di succosi riferimenti letterari, anche se purtroppo alcuni si perdono nella traduzione, e in ogni caso risultano un po’ fuori portata per i più piccoli. Lord De Gotici altri non è che la versione edulcorata e un tantino comica di Lord Byron, solo che mentre l’originale era stato definito da una sua amante “mad, bad, and dangerous to know”, questo è sì pazzo, sì maligno, ma pericoloso… per gli gnomi (to gnomes). Dai, è spassosissimo! Che i bambini andassero sentiti, ma non visti, è invece il capovolgimento del modo di dire inglese secondo cui “children must be seen and not heard” (questo me l’ha insegnato Miss Charity, la lettura più bella dello scorso anno♥)

Una cosa è chiara da subito: Agata soffre di solitudine. Grazie al fantasma di un topolino, però, non dovrà più aggirarsi da sola per il castello in cerca di avventure, perché innescherà una serie di eventi per cui finalmente la vita della ragazzina si farà non solo più affollata, ma anche più appassionante. Con gli amici del club della soffitta dovrà sventare il losco piano che Maltraversi, il guardiacaccia degli interni, sta architettando in occasione dell’annuale ricevimento dato dal padre, a cui sono invitate le figure più in vista dell’epoca…

Posso affermare in tutta sincerità che nonostante sia grandicella questo romanzo è riuscito a intrattenermi più che piacevolmente, sia grazie ai disegni incantevoli che ai continui rimandi alla letteratura gotica. La trama, densa di personaggi e avvenimenti, non lascia il tempo di annoiare, anzi, forse persino troppo veloce, ma è un ritmo che si addice a dei giovani lettori.

Romanzo promosso, tuttavia non a pieni voti. Colpo di scena! Già, perché ci sono alcune note un po’ dolenti che non posso ignorare. Una mi sta particolarmente a cuore: la traduzione del titolo e del nome della protagonista. Santo Cielo, occorreva proprio cambiare “Goth Girl” in “Agata De Gotici” quando il suo nome è invece Ada? Qualcuno me lo spieghi. E’ per un discorso di assonanza? In ogni caso, la trovo una scelta pessima. Non finisce qui: il cognome “Cabbage” diventa “Babbano”. Argh. E questo cos’è? Il (tristissimo) tentativo di procacciarsi la simpatia del lettore facendo l’occhiolino a Harry Potter? Oh mamma! Davvero, era proprio necessario? E poi, tenetevi pronti. una delle governanti di Agata/Ada è stata Giovanna Eyre. Giovanna. Nel 2015 qualcuno ancora traduce i nomi propri? Proprio oggi in cui i bambini masticano l’inglese da quando aprono gli occhi al mondo? Povera me, povera Jane, e poveri bambini, costantemente sottovalutati. Per un discorso più approfondito dovrei confrontare testo originale e traduzione (anche perché alcuni nomi sono volutamente “storpiati” anche in inglese) ma quello che mi è balzato all’occhio è abbastanza chiaro (e non ne capisco il pro).

Se ciò non ha nulla a che vedere con la qualità dell’opera in sé, la critica che sto per fare invece sì: gli manca spessore. La caratterizzazione psicologica è inesistente, e i personaggi sono buoni o cattivi. Anche l’elemento gotico sembra essere puramente estetico, e l’aspetto inquietante è del tutto assente. Non che un romanzo debba spaventare un bambino e provocargli incubi che si porterà in vita, ma qualche brivido non ha mai fatto male a nessuno. Penso a Le streghe di Roald Dahl, o a Coraline di Neil Gaiman, tanto per citarne un paio. A dire il vero Coraline è riuscito a inquietare anche me, e non poco, ma non è questo il punto. La letteratura non deve fermarsi in superficie. Mai. Figurarsi quella per ragazzi. Le merendine confezionate vanno bene ogni tanto, ma non devono diventare la norma, se vogliamo che crescano in forma. Facciamo gustare loro una torta al cioccolato fatta in casa, cosicché sappiano distinguere. Non spegniamo il loro cervello in partenza, perché tanto sono bambini.

E a proposito di cioccolato, ve lo siete proprio meritato! Se avete scorso il post fino a qui per saltare alla fine… non crediate di farla franca… sciò sciò, non è per voi XD

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0 Comments

  • Ludo

    12 Marzo 2015 at 4:57 PM

    Avevo già pensato di andare a fare colazione in un café domani, ma dopo aver visto la fetta di torta al cioccolato la voglia di muffin è esplosa (anche se, a essere sincera, mi mangerei più volentieri uno scone, purché fatto con i fiocchi e i contro-fiocchi e il posto che li sforna così è un po' fuori mano…)

    «Nel 2015 qualcuno ancora traduce i nomi propri?»
    Sì, gli spagnoli, che giungono a tradurre persino i nomi dei gruppi musicali.

    Questo libro sembra divertente, però non è che mi ispiri a mille.

  • Serena

    12 Marzo 2015 at 6:47 PM

    Sei stupenda Pam. Mi hai attirato con il cioccolato e me ne vado (di corsa) con un libro nel carrello di Amazon.. Mi sto maledicendo che non solo non lo conoscevo ma soprattutto che devo aspettare per averlo!!!! Arghhhh!!! 😀
    Il paragone merendine/torta e libri incisivi-superficiali è.. Grandioso. Tanta stima!!!!

    I disegni già da soli valgono troppo.. Ma penso che dopo gli orrori visti lo prendo in inglese assolutamente!!!
    E le citazioni letterarie… Brodo di giuggiole!

  • Pamela

    15 Marzo 2015 at 10:22 PM

    Gli scones… sospiro! Tanta invidia (in senso buono) 😉

    Trovo atroce nonché assurda la traduzione dei nomi propri. So di alcune vecchie edizioni in cui Jane Eyre è tradotta come Ginetta Eyre. Da restarci secchi. Non facevo gli spagnoli così conservatori… addirittura i nomi dei gruppi musicali *_*

    Se ti capita di vederlo in libreria sfoglialo, giusto per ammirare le illustrazioni ^^

  • Pamela

    15 Marzo 2015 at 10:30 PM

    E tu sei sempre troppo carina con me Sere, dico sul serio <3 troppo!
    Comunque… mai sottovalutare il potere del cioccolato XD
    Fai benissimo a leggerlo in inglese, anch'io i prossimi li prenderò in lingua… troppe nefandezze *__*
    Vedrai che illustrazioni!!!

  • Muriomu

    21 Maggio 2015 at 10:33 AM

    Ciao Pamela! Ho due domande a riguardo. Qual è la casa editrice che ha pubblicato questo racconto? E ha pubblicato (o sai se ha intenzione di farlo) anche gli altri della serie?
    E a proposito di questo, pur essendo una serie il racconto di questo libro si conclude o bisogna necessariamente leggere i seguiti? Perché vorrei provarlo, ma non sono del tutto convinta…
    Ops, alla fine di domande ne ho fatte tre XD

  • Pamela

    22 Maggio 2015 at 4:52 PM

    Ciao carissima ^^
    Mi faccio sempre prendere dalle chiacchiere e dimentico le informazioni importanti! La casa editrice è Il Castoro, purtroppo però non ti so dire se pubblicherà anche gli altri volumi. Io oso supporre di sì, dato che dello stesso autore ha già pubblicato la serie Ottoline. In ogni caso lo puoi leggere tranquillamente come romanzo a se stante, è autoconclusivo. Un consiglio che posso darti è di prenderlo in inglese, non ho amato molto alcune scelte che sono state fatte per quanto riguarda la traduzione.

Chiacchieriamo?

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