I misteri di Udolpho di Ann Radcliffe

5 Maggio 2015

Non è stata esattamente una passeggiata leggere le 1025 pagine di questo capolavoro della letteratura gotica ma, come si suol dire, scalare una montagna è faticoso, tuttavia non c’è ricompensa migliore del panorama di cui si gode una volta raggiunta la cima! Era da tempo immemore che desideravo farlo e continuavo a desistere intimorita dalla mole. Se ci sono riuscita devo ringraziare le mie compagne di viaggio del gruppo di lettura su Anobii, per il sostegno e perché non c’è nulla di più appagante di chiacchierare strada facendo. Mannaggia. Non riesco a liberarmi della metafora del viaggio… sono ancora sotto l’influsso de I Misteri di Udolpho, abbiate pietà di me.

Udolpho, d’ora in poi mi riferirò al romanzo così per amor di brevità, è almeno in parte quello che promette di essere. Venne pubblicato per la prima volta in quattro volumi nel 1794, trent’anni dopo un altro celebre castello, quello di Otranto, e insieme a lui contribuì a creare le regole di un genere. Con la Radcliffe ci si addentra nel gotico femminile: eroine innocenti vittime di figure maschili emblema di un potere patriarcale claustrofobico come i bui corridoi nei quali vagano alla ricerca di una via di fuga. Emily St Aubert è una di loro: rimasta orfana di entrambi i genitori, per gli errori di una zia pericolosamente sciocca si trova in balia dell’italiano Montoni, rischiando di perdere se stessa e l’amore della sua vita. Stringendo, questo è quanto. Potrei scrivere un saggio sulle tematiche affrontate, con tanto di interpretazioni psicanalitiche e tutti i consueti vaneggiamenti critico-letterari, ma ve li risparmio e vi racconto invece di come uno dei più grandi classici gotici sia dotato di una forte vena comica.

***D’ora in poi pericolo spoiler, lettori avvisati mezzi salvati***

Tanto per cominciare, i protagonisti di questo romanzo hanno la malsana abitudine di intraprendere viaggi passando per località sperdute in mezzo al nulla e in condizioni di salute precarie. D’accordo, siamo alla fine del sedicesimo secolo, tutto nella norma, direte, ma state certi e sicuri che in un bivio in cui la strada A si presenta dritta, illuminata e confortevole e la via B invece precaria, oscura e con il cartello di “pericolo banditi” prenderanno la via B senza pensarci su due volte. Non importa se non sono né baldi né giovani, o se hanno al seguito fanciulle con la sincope facile. No. Loro sceglieranno sempre e comunque la via B, a costo di restarci secchi.

Emily. Ammetto di aver faticato a provare simpatia per lei, soprattutto per il suo talento nel complicarsi la vita. Per carità, va detto che se ci fossi stata io al suo posto il romanzo avrebbe contato sì e no duecento pagine, e il castello di Udolpho non si sarebbe visto nemmeno col binocolo. Ma, sempre per la serie “ufficio complicazioni affari semplici“, di fronte a una soluzione servita su piatto d’argento quale accettare la proposta di matrimonio di Valancourt e sottrarsi alle grinfie di Montoni (e soprattutto, di quell’insulsa di sua zia) la ragazza preferirà andare incontro a ogni genere di disavventura pur di non macchiarsi di disobbedienza. *Applauso*

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Emily. Sì, ancora lei. Non mi sono mai imbattuta in un’eroina 1) con gusti così pessimi in quanto a uomini 2) con una capacità di attrarre i peggiori corteggiatori sulla piazza. Il punto due in effetti giustifica il punto uno, ma tra i due mali esisteva pur sempre il convento. Per dire.

Emily, che sviene sistematicamente ogni tot pagine, oh, Emily, che ama contemplare il paesaggio e comporre sonetti come i protagonisti dei musical iniziano a cantare da un momento all’altro! Che gioia per noi lettori! Oh, Emily, che prende in giro la cameriera per le sue sciocche superstizioni quando in realtà ci crede pure lei e se la fa sotto per la paura!

Valancourt, a lui va un duplice premio: stalker del sedicesimo secolo (tutte a criticare Edward Cullen… tzè, beccatevi questo, in confronto il vampiro sbrilluccicante è un pivello) e peggior protagonista maschile di tutti i tempi. Incline al pianto e alla disperazione, nonché a vagare per gli altrui giardini alla ricerca dell’amata perduta (o di un di lei ricordo), appena questa volta l’angolo non esita a darsi al vizio e a dilapidare i suoi già miseri averi. Quello che si suol definire un buon partito, insomma. Mi viene quasi da pensare che, nella prima parte, quando il padre, credendo di essere seguito da un brigante, spara alla cieca dalla carrozza ferendo, toh, Valancourt, ecco, mi viene da pensare che non fosse esattamente una circostanza sfortunata.

Tirando le somme, il romanzo non è certo avaro di colpi di scena, e la Radcliffe gioca con maestria le sue carte, tanto che occorre attendere le ultime pagine per veder risolto ogni mistero. Peccato che di soprannaturale non rimanga più nulla. Ma nulla nulla. Avete presente i cartoni di Scooby Doo? Ecco. Un mix tra Scooby Doo e una telenovela anni ottanta, con tanto di suore pazze, identità nascoste e chi più ne ha più ne metta.

***Fine allarme spoiler***

Ora torno seria e aggiungo qualche altra considerazione. Al di là delle rimostranze di cui sopra (a cui aggiungo la logorrea descrittiva) Udolpho rimane un romanzo imprescindibile per gli amanti del genere.  E’ riuscito a tenermi con il fiato sospeso per un migliaio e oltre di pagine, un’impresa non da poco. Ogni tassello, infine, trova la sua collocazione, tanto che gli sceneggiatori di Lost avrebbero avuto tutto da imparare. E poi, sì, nonostante quanto ho affermato sopra, rimane le quintessenza del gotico. Anche ai lettori più cinici, se non qualche brivido, sicuramente regalerà il piacere di imbattersi in quelli che in seguito sono diventati dei veri e propri tòpoi. La parte più gustosa è senz’altro quella centrale in cui, insieme ad Emily, ci aggiriamo nei meandri di un castello che abita la nostra immaginazione da sempre. 

Mi si perdoni se, nel mentre, mi sono fatta prendere da una vena comica che a qualcuno potrebbe sembrare irrispettosa nei confronti di un capolavoro della letteratura. Questo non significa che non l’abbia amato, anzi. Jane Austen, che disse:

fino a che avrò Udolpho da leggere, mi sentirò come se nulla potesse rendermi infelice

creò quella che può definirsi una parodia, Northanger Abbey. Quindi, con il benestare di zia Jane, vi saluto con la coscienza a posto 😉

0 Comments

  • Loredana Gasparri

    5 Maggio 2015 at 6:34 PM

    …bellissimo! Tutto, devo dire. Il restyling del blog e la tua recensione su uno dei romanzi che mi hanno sempre incuriosito, dai tempi dell'Università. Leggevo, comunque, che la Radcliffe aveva scritto un mattonazzo che si poteva comunque concludere in poche pagine, ma sappiamo che la sensibilità di quel secolo era leggermente diversa. Magari un giorno riesco a leggerlo anch'io…in ogni caso, non posso che unirmi anch'io agli sfottò verso la "povera" Emily (di resistenza, di sicuro) e verso i protagonisti di questo tipo di romanzi che amava cacciarsi nella strada più oscura e inquietante che potessero trovare, invece di prendere l' "autostrada"! 😀

  • Pamela

    6 Maggio 2015 at 3:58 PM

    Troppo carina come sempre Loredana… grazie! Sono onorata che tu abbia apprezzato questa recensione semiseria 😉
    Udolpho ti piacerebbe, non ho dubbi! A mio avviso a renderlo pesante è solo l'eccesso descrittivo. Apprezzo il pittoresco, ma dopo pagine e pagine di elogi naturali confesso che mi è venuta l'orticaria nervosa 😉 al di là di questo l'ho trovato godibilissimo!
    (L'abitudine a prendere la decisione sbagliata, comunque, è imperitura, basta pensare agli horror attuali in cui i protagonisti continuano a scappare salendo le scale, invece di fuggire dalla porta, o a scendere in cantina invece di… fuggire dalla porta, appunto XD)

  • Luz

    8 Maggio 2015 at 10:16 AM

    Pamela, eccomi qui… che bell'ambientino! Sarei felice di scambiare commenti sui nostri rispettivi blog.
    Non conosco la Radcliffe, ma sono molto colpita della citazione che ne fa l'ineguagliabile Jane Austen, così come del fatto che abbia influenzato molti scrittori inglesi.
    C'è anche da dire che alle mie letture manca "Northanger Abbey", e a breve devo assolutamente rimediare. 🙂

  • PattyOnTheRollercoaster

    8 Maggio 2015 at 3:39 PM

    Capisco cosa provi per questo libro, è uno di quelli che, sebbene abbia dei difetti lampanti e tu li vedi chiaramente, non puoi fare a meno di adorare!
    Personalmente non so se lo leggerò, perché già solo la trama non mi attira particolarmente. Tuttavia devo dire che ero incuriosita, e la tua recensione – oltre a farmi ridere a crepapelle – mi ha chiarito alcune cose sul libro 🙂

  • Pamela

    11 Maggio 2015 at 4:17 PM

    Contaci Luz ^_^
    Northanger Abbey è una chicca, dopo sentirai la curiosità di leggere Udolpho, ne sono sicura!

  • Pamela

    11 Maggio 2015 at 4:22 PM

    Diciamo che quelli che per un lettore di oggi sono difetti certamente non lo erano per l'epoca in cui venne scritto ^^ ma appunto, nonostante questa consapevolezza non si può evitare di sorridere 😉
    Soddisfatta di averti fatta ridere XD

  • Luz

    12 Maggio 2015 at 11:49 AM

    Ok, sarà una delle mie prossime letture!

  • Ludo

    14 Maggio 2015 at 4:23 PM

    Confesso di non aver mai letto Udolpho, come nemmeno la maggior parte dei capisaldi della letteratura gotica eccezion fatta per Il castello d'Otranto.

    Bellissimo il fotomontaggio 'sinistro' che hai inserito in testa: conferisce al tuo solito tocco personale qualcosa di ironicamente inquietante (se si può dire.)

  • Pamela

    15 Maggio 2015 at 8:50 AM

    Grazie ^^ la solita immagine non andava bene per Udolpho!
    Il castello d'Otranto è nella mia reading list di quest'anno… ti è piaciuto?

  • Ludo

    15 Maggio 2015 at 7:38 PM

    Devo ammettere di aver letto Il castello di Otranto parecchio — parecchio! — tempo fa. Ricordo, in sostanza, che era parecchio incasinato, molto sperimentale, in un certo senso… probabilmente proprio perché Walpole aveva composto quello che è considerato il primo romanzo gotico.

Chiacchieriamo?

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