Suite francese di Irène Némirowsky #impressionidilettura

15 Maggio 2015

Mi trovo sempre più in difficoltà nello scrivere questi commenti, forse perché da quando ho iniziato a scegliere le mie letture con estrema oculatezza (più invecchio e più divento snob XD) non sono incappata in nessuna ciofeca. Il mio motto è diventato “più classici, meno fuffa”, e devo dire di essere quanto mai soddisfatta di ciò. Tranne quando, appunto, giunge il momento della recensione, perché se demolire un romanzo da quattro soldi mi viene facile come bere una tazza di tè, è un tantino più complesso parlare di un capolavoro. Il termine recensione, poi, mette una certa pressione mentale, come si discuteva con Luz del blog Io, la letteratura e Chaplin. D’ora in poi ho deciso che intitolerò questi post “impressioni di lettura“, cosicché sia chiaro che di questo si tratta e nulla più.

Il capolavoro in questione è Suite francese di Irène Némirovsky, primo romanzo che leggo di quest’autrice destinata, lo so già, a entrare nella mia cerchia dei preferiti. L’ho corteggiata a lungo, va detto. Ne ero attratta con titubanza. Poi (come sono banale) uscito il film ho capito di non avere più scuse, dovevo leggerlo prima di vederlo, peccato che al cinema non ci sia più andata, e che il libro sia rimasto sullo scaffale insieme alla grande famiglia dei non iniziati. E li sarebbe rimasto chissà per quanto tempo se non mi fosse stato consigliato in un gruppo di Anobii (sempre sia benedetto Anobii!). Il mio approccio a questa scrittrice è iniziato così con l’ultima delle sue opere, tra l’altro incompiuta. Molto da me, insomma.

Giusto per offrire qualche informazione di servizio *dlin dlon* quest’opera nel progetto della Némirovsky (di nazionalità ucraina e trasferitasi in Francia all’età di sedici anni) avrebbe dovuto essere composta da cinque parti, o meglio, movimenti, per continuare con la metafora musicale. Ne concluse solo due prima di essere arrestata nel 1942 in quanto ebrea e deportata ad Auschwitz, dove morì un mese dopo. Leggerle è stato doloroso per molte ragioni. Di una ci si rende conto solo dopo aver voltato l’ultima pagina e averne trovata una il cui candore è ingannevole. Avrebbe dovuto essere rossa, come il sangue che è stato versato, oppure nera, in segno di lutto e del nulla nel quale rimangono sospese le storie che non si sono concluse. Dal mero versante culturale, non resta che assaporare la perfezione di Tempesta di giugno, con l’esodo dei parigini in seguito all’occupazione della città, e di Dolce, che mostra la complessità del rapporto tra vinti e vincitori. Perdonatemi. E’ molto, molto più di tutto ciò. E’ come amo venga raccontata la grande storia… attraverso i dettagli, le sfumature, le esperienze del singolo. Dei numeri, delle date, non mi è mai interessato un granché, e li scordo subito. L’altro punto di vista, invece, si sedimenta nello strato più profondo dei miei pensieri, e lì vi resta. Suite francese è letteratura anche per il modo sottile con il quale scandaglia l’animo umano e si insinua nella mente del lettore provocando in lui l’empatia. Ho dovuto abbandonare la mia casa, la mia vita, ogni sicurezza conquistata, e partire verso l’ignoto. Sono stata francese e tedesca. Uomo e donna. Mi sono innamorata del mio nemico, forse, ma non so se fosse amore o desiderio di colmare un vuoto, e non so se fosse mio nemico. Nulla è assoluto. Guardando più da vicino, ci si accorge che quella che dall’alto sembrava una massa indistinta è invece la somma di minuscoli puntini, in cui ogni individuo ha la propria verità e la propria storia da raccontare. Ecco perché Suite francese è un’opera corale, sì, ma non si tratta di una coralità grigia e sfocata. Ogni voce è unica e vibrante, nonostante la Némirovsky si muova tra di esse con una naturalezza ingannevole. Con una lucidità che non sfocia mai nel cinismo, ma che si mescola a momenti di lirismo disarmante, scandaglia l’animo umano mostrando come luci ed ombre risiedano nei luoghi più inaspettati.

Ok, sono partita per la tangente. Mi fermo qui, faccio l’autostop, e mentre aspetto vado avanti con la lettura di I cani e i lupi. #ancoraunpo’diNémirovskygrazie

“Si sa che l’essere umano è complesso, plurale, scisso, pieno di risvolti, ma ci vogliono guerre, grandi rivolgimenti per rendersene conto. E’ lo spettacolo più appassionante e terribile”, pensò ancora. “Il più terribile perché il più vero; non ci si può illudere di conoscere il mare se non lo si è visto nella tempesta come nella quiete. Solo chi ha osservato gli uomini e le donne in tempi simili a questo può dire di conoscerli a fondo, e solo lui conosce se stesso.”

0 Comments

  • Pila

    15 Maggio 2015 at 8:54 AM

    Bellissime le tue impressioni Pam!! *-* DEVO leggerlo!!!

  • Pamela

    15 Maggio 2015 at 9:01 AM

    Sì cara, DEVI, sono sicura ti piacerà!!!

  • Ludo

    15 Maggio 2015 at 7:52 PM

    Io Suite francese non l'ho ancora affrontato. Forse non è il momento giusto. Tempo fa, però, avevo letto Due che mi era piaciuto. Ora sarei più che altro tentata da I doni della vita.

  • Pamela

    18 Maggio 2015 at 9:52 PM

    Sono assolutamente convinta del fatto che ogni romanzo abbia il suo momento…
    Ho appena finito I cani e i lupi, un po' alla volta conto di leggere tutto quello che è uscito dalla sua penna.

Chiacchieriamo?

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