Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber

23 maggio 2018
Blog post

Provo a farmi perdonare per questa lunga assenza, d’accordo? Innanzitutto, la ragione principale è che ho lavorato ”dietro le quinte”. Uno dei risultati è Teacup, la mia newsletter: la prima arriverà a giugno, e se vuoi riceverla basta solo che compili il form che trovi sotto a questo post o nella sidebar. E poi, ritorno in scena (eddaje con le metafore teatrali) raccontandoti del romanzo rivelazione del mio 2018: Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber.

Alcuni libri sono linee di demarcazione. Stabiliscono un prima e un dopo, e soprattutto un metro di paragone. So che nessuna saga sarà mai all’altezza di Harry Potter. So che non amerò nessun classico quanto Jane Eyre. E so che, d’ora in poi, tutti i romanzi storici che leggerò subiranno il confronto con Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber, e sarà molto, molto dura per loro non uscirne malconci.

Il petalo è stato pubblicato nel 2002 dopo vent’anni di gestazione. Vent’anni, per la miseria. Per quanto mi sforzi non riesco neanche a immaginare cosa significhi lavorare a una storia per un lasso di vita del genere. Quello che invece appare ovvio è come sia riuscito Faber a creare un’ambientazione così perfetta da convincermi fin dalle prime righe a fidarmi di lui e a lasciarmi condurre ovunque avesse intenzione.

Attento. Tieni la testa a posto: ti servirà. La città in cui ti conduco è vasta e intricata, e tu non ci sei mai stato prima. Puoi immaginare, da altre storie che hai letto, di conoscerla bene, ma quelle storie ti hanno illuso, accogliendoti come un amico, trattandoti come se fossi uno del posto. La verità è che tu sei un alieno, in tutto e per tutto, arrivato da un altro tempo e da un altro luogo.
Quando ho catturato il tuo sguardo la prima volta e tu hai deciso di seguirmi, probabilmente pensavi di arrivare qui e sentirti a casa. Ma adesso ci sei davvero, in quest’aria fredda, tagliente, trascinato nell’oscurità più nera, e inciampi su un terreno accidentato, senza riconoscere nulla. Scrutando a destra e a sinistra, strizzando gli occhi contro il vento gelido, ti accorgi di aver imboccato una strada sconosciuta piena di case buie piene di gente sconosciuta.

Come puoi dir di no a una storia che inizia in questo modo? In barba alle sue mille pagine (sai che ho un problema con i mattonazzi) mi ci sono lanciata a testa in giù, cosa che non mi capitava da tempo immemore. Soprattutto con i romanzi storici ambientati in epoca vittoriana, il mio approccio è tra il cinico e il distaccato. Una specie di segugio snob, pronta a scovare anacronismi, incongruenze e brutture di ogni sorta. Non sono fiera di questo, ma dopo averne letta una discreta quantità sono pronta al peggio. Faber ne è uscito senza onta e senza macchia, vincitore su tutti i fronti.

La storia è quella di Sugar, una giovane prostituta disillusa dalla vita. Ma Sugar non è come tutte le altre. Non solo per la sua incredibile bellezza, o per il suo essere così colta da poter sostenere una conversazione letteraria con un gentiluomo. Anche se Il petalo cremisi e il bianco non è solo la sua storia, è lei ad esserne il cuore pulsante ed è lei di cui sentirai la terribile mancanza dopo aver voltato l’ultima pagina. Se qualcuno mi avesse chiesto un’opinione lì per lì avrei risposto come Julia Roberts in Pretty Woman dopo aver assistito all’opera: mi si sono aggrovigliate le budella.

Le vicende di Sugar sono legate a doppio filo a quelle degli altri personaggi, e seguire le loro vite è un po’ come perdersi nel dedalo di vicoletti di una Londra sconosciuta. Di certo non è quella dei classici, perché nessun vittoriano avrebbe potuto rappresentarla in tutti i suoi aspetti senza i filtri imposti dal buoncostume. Nulla di edulcorato, nessun velo che nasconda alla vista quello che accade tra le pareti di una casa per appuntamenti, o tra le mura di una rispettabile famiglia dell’alta società. È proprio come se Faber avesse tolto quel velo per mostrarci come andavano veramente le cose. Robe che a Dickens e compagnia sarebbe venuto un coccolone, ma che a noi lettori regala un’esperienza impareggiabile. Un vero e proprio viaggio nel tempo, in cui la voce del narratore sembra eclissarsi e torna a farsi sentire soltanto alla fine, riportandoci a casa come bambini urlanti che non ne hanno ancora avuto abbastanza.

Faber ha creato personaggi vibranti, complessi, sfuggenti. Ogni volta che mi sono azzardata a formulare un’opinione su di loro mi sono dovuta ricredere, sentendomi o troppo dura o troppo tenera, credulona o cinica. In sostanza, sempre in difetto. Sono inafferrabili, quindi mettiti il cuore in pace. I miei preferiti, quelli che mi hanno regalato più emozioni sono stati i personaggi femminili. Si tratta in parte di un’empatia facilmente spiegabile, dato che mi chiedo spesso come sarebbe stata la mia vita nei panni di una fanciulla vittoriana: diciamo che quando sono di umore particolarmente realistico convengo sul fatto che sarei arrivata al massimo alla maggiore età. Ma torniamo alle eroine: ognuna di loro rappresenta una diversa percezione di donna e in qualche modo ne è vittima.

A Sugar, che da prostituta riesce a migliorare la propria posizione sociale divenendo l’amante di William Rackman, l’erede di un impero di profumerie, non è consentito dimenticare il proprio passato. Se fosse nata del sesso opposto, avrebbe compiuto grandi cose e il suo nome, lascia intendere il narratore, non sarebbe stato dimenticato dalla storia. Dall’inizio alla fine del romanzo, invece, è sempre e solo Sugar. E poi c’è Agnes, la moglie di William, e dove l’altra rappresenta la carne e il peccato, ecco quello che la società vorrebbe etichettare come l’angelo del focolare, così innocente nella sua ignoranza sui misteri del corpo e della vita dal finirne travolta. E infine Emmeline, così indipendente e anti-convenzionale da essere guardata con sospetto, se non con disprezzo, dai membri della sua stessa classe sociale. Anche Henry Rackman, che ha rinunciato a tutto per una carriera ecclesiastica che però non si sente all’altezza di perseguire, non se ne innamora per ciò che è realmente, ma per un’immagine idealizzata nella quale proietta i suoi aneliti spirituali. Insomma, la solita questione che si pone con i vittoriani, che poverelli non riuscivano proprio ad andare oltre alla solita contrapposizione tra sante e prostitute.

Concludo con una riflessione di alto spessore letterario: Il petalo cremisi e il bianco è un romanzo ottovolante. Dal momento in cui allacci le cinture, le mille pagine volano senza mai un momento di noia, e al termine del giro, con lo stomaco sottosopra, il primo commento a caldo, ancora con gli occhi sbarrati, increduli e quella ridarella isterica che viene sulle montagne russe, dirai: che figata. Ancora un giro! Pleeeease!

Se non l’hai letto: che aspetti? Se l’hai letto: parliamone qui sotto!

2 Comments

  • Ely

    23 maggio 2018 at 9:39 AM

    Caspita, Pamela, se fossi una casa editrice o uno scrittore chiederei a te di promuovere i miei libri. Sono anni che dico che hai mille marce in più e ne sono sempre più convinta. Beh, domenica prossima chiederò alla mia mamma di rendermi questo mattonazzo (come lo chiami te), che lei aveva abbandonato con orrore per le scene un po’ esplicite… Mi guarderà con tanto d’occhi, ma pazienza! Dopo una recensione così, non me lo faccio scappare davvero. Come sempre vai in profondità di ogni testo, ci sveli la sua anima e, sigh, ci induci ad alleggerire il già magro portafoglio per arricchire scaffali di libri già prossimi al collasso!!! Questo almeno ce l’avevo già :).
    Sai che hai un’ironia molto ottocentesca (Jane Austen) o di inizio novecento (Maud Montgomery)??? Insomma, una scrittrice nata.
    Mi raccomando, non aspettare due mesi per deliziarci con un altro post come questo.
    Grazie, carissima!!!!! Un forte abbraccio, Ely

    1. Pamela

      23 maggio 2018 at 5:06 PM

      Carissima Ely… tu mi sopravvaluti e sei davvero troppo buona con me, ma grazie di cuore perché le tue parole mi fanno sempre un gran bene <3
      Ho impiegato tantissimo tempo prima di decidermi a leggerlo. Per fortuna l'ho fatto, mi sarei persa un capolavoro! Capisco la reazione di tua mamma: si tratta di scene molto forti, in alcuni casi. Personalmente non mi hanno infastidita perché rispetto ai romance in cui hanno una connotazione chiaramente erotica, qui sono soltanto esplicite in modo realistico. Forse sembrerà strano, ma a me irritano di più i romance XD... anzi, più che irritare spesso mi fanno proprio scoppiare a ridere! In ogni caso, come dicevo, mi rendo conto che per alcuni lettori potrebbero risultare eccessive. Ognuno di noi ha una sensibilità diversa.
      Prometto di impegnarmi nell'essere più costante: ci sto lavorando sul serio, questa volta. Grazie per il tuo supporto, non sai quanto significhi per me! un abbraccio

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