Jane di Lantern Hill di Lucy Maud Montgomery

1 agosto 2018
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L’unico modo per farmi perdonare quest’ennesima, lunga assenza dal blog è quella di raccontarti di un romanzo incantevole: Jane di Lantern Hill, un romanzo di Lucy Maud Montgomery del 1937, pubblicato per la prima volta in Italia grazie a Jo March. La traduttrice è Elisabetta Parri, la stessa che ci ha permesso di godere di quella meraviglia che è Il Castello Blu, e se non hai idea di cosa stia parlando, dopo aver letto questo post fila subito qui! Perché, davvero, conoscere questa straordinaria scrittrice unicamente per Anna dai capelli rossi sarebbe un terribile peccato.

Jane! Adorabile Jane. Cosa posso dirti di lei? Jane Victoria Stuart all’apparenza è una bambina fortunata: vive con sua madre nella lussuosa dimora della nonna materna, che non fa mancar loro nulla. Già, tranne l’affetto, perché la nonna è una donna fredda e autoritaria. Se non c’è l’amore, tutto è dipinto in una scala di grigi, tanto che è cresciuta con la sensazione ci fosse qualcosa di sbagliato, in lei. Per fortuna è dotata di una buona immaginazione che lascia a briglia sciolta nelle notti di luna piena, colonizzando con la fantasia quella sfera argentata.

Finché non arriva una lettera dall’Isola del Principe Edoardo. Se hai letto Harry Potter (cosa che mi auguro tu abbia fatto) avrai un’idea chiara di come le lettere possano cambiare la vita. Il giorno prima dormi nel sottoscala, quello seguente scopri di essere un mago. D’accordo, Jane non riceve nessuna missiva da Hogwarts, ma l’isola in questione di magia, credimi, ne possiede in abbondanza. E se quando vi mette piede è una bambina recalcitrante, insicura e impaurita all’idea di incontrare la persona che le avevano insegnato a detestare… a lasciarla, al termine dell’estate, sarà una Jane completamente diversa. Nel titolo c’è già tutto, perché Jane appartiene a quell’isola, e i mesi che vi trascorre la fanno sbocciare. Dal momento in cui incontra il padre, Andrew Stuart, è come se ogni cosa andasse al suo posto.

Un istante dopo lui la sollevò tra le braccia e la baciò. Lei gli restituì il bacio. Non provò nessun senso di estraneità. Avvertì immediatamente il richiamo di quella misteriosa affinità dell’anima che non ha niente a che vedere con i legami di carne e di sangue. In quel preciso istante, Jane dimenticò di aver sempre odiato suo padre. Lui le piaceva, tutto in lui le piaceva, dal gradevole profumo di tabacco del suo abito di tweed melangiato color dell’erica, fino alla forte stretta delle sue braccia attorno a lei. (p. 93)

Quando vede per la prima volta quella che diventerà la sua casa, Lantern Hill, accade la stessa cosa. Ho sentito la sua anima vibrare, mentre leggevo queste righe, ed è accaduto lo stesso alla mia.

Lantern Hill era all’apice di un triangolo di terra che dava sul Golfo e, su uno dei due lati, era affiancata da Queen’s Harbour. Dune di sabbia lilla e argento le separavano dal mare, estendendosi in una striscia che attraversava il porto, là dove gigantesche e splendide onde blu e bianche si rincorrerevano sull’immensa spiaggia bagnata dal sole. In mezzo al canale, un faro bianco si stagliava contro il cielo e, sull’altro lato del porto, si scorgevano indistinte creste di colline purpuree, sprofondate nel sonno in un vicendevole abbraccio. (p. 107)

In una manciata di istanti la sua vita passa dal bianco e nero al technicolor. Grazie al potere della letteratura e dell’empatia, lo stesso vale per noi lettori, così ogni volta in cui aprivo le pagine di questo romanzo venivo abbagliata dalla sua luce. L’unico modo per descriverla è paragonarla al modo in cui splende la natura dopo un temporale estivo. L’aria è tersa e tutto appare più vivido, e ancora una volta ho avuto la sensazione che leggere Montgomery sia come abbeverarsi a una fonte fresca, cristallina, tanto per il contenuto che l’uso che questa scrittrice riesce a fare della lingua.

Nella prima, magica estate a Lantern Hill, lontana dalle soffocanti imposizioni dettate dalla nonna, Jane è finalmente libera di scoprirsi, riempiendosi di colori, persone da amare e avventure. Mi sono immedesimata in lei ricordando le estati della mia infanzia e adolescenza trascorse in un paesino di montagna, quel senso di pienezza e di risveglio che mi regalavano. C’è qualcosa di formativo, in estati così, e talvolta di salvifico.

Una menzione particolare va a Andrew Stuart: credo di non aver mai incontrato un personaggio maschile così positivo nel ruolo di padre. Riesce ad essere la guida di cui Jane ha bisogno per crescere, un compagno giocoso capace di infonderle fiducia in se stessa e nei doni meravigliosi che la vita è in grado di offrire, quando ci si apre a lei. E diamine, il suo humour! Ho adorato il suo humour!

Per concludere, Jo March non avrebbe potuto scegliere un’opera migliore per inaugurare la sua nuova collana, Plumfield, dedicata ai classici per la letteratura per ragazzi. Il mio amore per loro non finirà mai: come tutti i classici, si tratta di romanzi senza età, non solo, per citare Calvino, perché non finiscono mai di dire quello che hanno da dire, ma perché riescono a parlare a quella parte di noi che rimane inalterata nel tempo. Se letti da giovani, hanno un potere incommensurabile, e quando ripenso a quelle estati in montagna cui ti accennavo, so che non sarebbero state le stesse senza le letture che le hanno accompagnate. È stato allora che ho scoperto Piccole Donne, Papà Gambalunga, e tanti altri capolavori. No, quelle estati non sarebbero state le stesse, e nemmeno io sarei la stessa, oggi.

p.s. Ti avverto che dopo aver letto questo romanzo, il desiderio di prendere il volo per l’Isola del Principe Edoardo sarà più forte che mai. Prova a cercarla su Google, e dimmi se non sembra un pezzetto di paradiso.

7 Comments

  • Carmela Giustiniani

    1 agosto 2018 at 2:22 PM

    Mi earrivè ar proprio oggi e anche se sono in piena crisi con la lettura a questo punto devo iniziarlo *_*

    1. Carmela Giustiniani

      1 agosto 2018 at 2:23 PM

      Volevo scrivere “mi è arrivato” xD

    2. Pamela

      5 agosto 2018 at 11:22 PM

      Posso capire il perché della tua crisi di lettura ;)… vedrai che passerà! Questo romanzo è una chicca, a questo punto immagino lo siano tutti quelli di Montgomery ^^!

  • Elisabetta

    1 agosto 2018 at 4:34 PM

    Cara Pamela,
    non è un romanzo straordinario? Ogni libro di Maud è pura magia e Jane, tra tutti quelli che ho avuto il privilegio di tradurre, è senza dubbio il più rasserenante, così come Il castello blu il più poetico e Pat il più struggente. L’Isola del Principe Edoardo abita anche i miei sogni, da quando ho iniziato a lavorare sui testi di Montgomery. Come potrebbe essere altrimenti? L’autrice dà il meglio di sé quando parla di questo pezzetto di paradiso, lo rende palpabile e ce lo restituisce in tutta la sua bellezza. Come sempre, mi trovi d’accordo su tutto; come sempre, hai colto l’anima del testo. Adoro Jane, il modo in cui sboccia e si apre al mondo e adoro il padre; forse il personaggio che mi ha conquistata di più, con la sua cultura, la sua spontaneità, la sua capacità di amare e, perché no, la sua smemoratezza. Per non parlare della combriccola di amici strampalati che Jane troverà a Lantern Hill e che permetteranno a Maud di sfoderare la sua incantevole ironia. Grazie infinite per aver così splendidamente recensito questo romanzo meraviglioso… Elisabetta

    1. Pamela

      5 agosto 2018 at 11:40 PM

      Lo è davvero, cara. Montgomery riesce a incantarmi come poche altre scrittrici, ho assaporato ogni sfumatura di questo romanzo. Non riesco neanche a immaginare l’effetto che avrà Pat sul mio cuore!
      Già, il padre di Jane trasuda carisma da tutti i pori. Un personaggio indimenticabile, e mi trattengo a fatica dal terminare questa frase con una serie di cuoricini XD
      Nulla di cui ringraziarmi Eli! “Jane di Lantern Hill” merita di essere finalmente letto e amato, è un capolavoro.

  • Little Pigo

    5 agosto 2018 at 3:17 PM

    Sembra un libro magnifico, uno di quelli in cui si respira aria di libertà. Ho cercato l’isola del principe Edoardo e hai ragione, pare proprio un oasi di pace *-*

    1. Pamela

      5 agosto 2018 at 11:41 PM

      Vero? Se potessi partirei per l’Isola… subito, il tempo di buttare due robine in valigia XD

Chiacchieriamo?

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