Mary Shelley – Un amore immortale

7 settembre 2018
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La scorsa settimana ho dato il via alla “nuova stagione” dei cinemini del venerdì e non avrei potuto inaugurarla in modo migliore: ero in febbrile attesa del film Mary Shelley sin da quel fotogramma che vedeva i due innamorati al cimitero di St Pancras, accanto alla tomba di Mary Wollstonecraft. Il mio lato gotico – romantico è andato in iperventilazione.

Il titolo, innanzitutto. Dato che l’originale è soltanto Mary Shelley, deduco che la scelta di aggiungere un amore immortale sia tutta italiana, probabilmente per attrarre anche chi non ha idea di chi sia questa tizia (no comment) e spacciando il suddetto film per una semplice storia d’amore, che al botteghino, si sa, aiuta sempre. Pare comunque che nemmeno questa genialata abbia funzionato, dato che mercoledì lo spettacolo era stato cancellato all’ultimo per mancanza di prenotazioni o prevendite. Peccato che io fossi in fila, pregustandomi una gioia dopo due settimane terribili. Ahah. Inutile dire che venerdì non mi sentissi molto ottimista, e invece da lassù qualcuno ha ben visto che era il caso di darmela, una benedetta soddisfazione. Non che ci fosse il pienone, una ventina di persone al massimo, ma avrei voluto ringraziarle una a una.

Grazie a un articolo sulla rivista Ciak di settembre (il sacro numero con i cento film da non perdere della nuova stagione) ho scoperto che la regista è Haifaa al-Mansour, che con La bicicletta verde del 2012 fu la prima donna a dirigere un film in Arabia Saudita. Una scelta degna di nota, considerato il soggetto del film! In Mary l’amore per la letteratura e l’anticonformismo scorrevano nelle vene, e non poteva essere altrimenti con due genitori come William Godwin e Mary Wollstonecraft, a ragione considerata l’antesignana del femminismo. La madre morì poco dopo la sua nascita e questo primo abbandono lasciò una profonda cicatrice in lei: nel film, in cui Mary (interpretata da una spettacolare Elle Fanning) ci viene presentata già come giovane donna, la vediamo recarsi di nascosto alla tomba materna per sentirla vicina, portando con sé un romanzo gotico. Godwin riservò alla figlia un’educazione inusuale per una ragazza dell’epoca, alimentando la sua natura indipendente e il suo spirito critico. Mary aveva accesso alla sua biblioteca, e respirò sin da piccola un fervente clima intellettuale. Non c’è da stupirsi, dunque, che Mary si innamori proprio di un giovane e affascinante poeta dalle idee radicali come Percy Shelley, a costo di rovinare la sua reputazione scappando con un uomo già sposato.

Ci sono vite che non hanno alcun bisogno di essere romanzate, anzi, sono talmente dense di eventi (per lo più tragici, occorre dirlo?) e interconnesse con quelle di altre personalità importanti, che più che di un film avrebbero bisogno di una serie tv per essere raccontate. La vita di Mary è una di queste, e se viene tralasciato molto (forse troppo) per necessità di sintesi, la vacanza a Villa Diodati non può mancare dato il ruolo centrale che ebbe per la nascita del capolavoro che consacrò Mary all’immortalità, Frankenstein. È stato detto molto sulla celebre notte in cui Byron sfidò i suoi ospiti, Polidori, Percy e Mary a scrivere una storia di fantasmi per vincere la noia di un soggiorno particolarmente piovoso. Trovo che il film sia riuscito a renderla in modo realistico (Byron e Shelley ubriachi e molesti come il mal di denti, per dire) e ho apprezzato il modo in cui viene rappresentata l’ispirazione di Mary, in cui confluisce la difficile relazione con Shelley. Perché, se sulla carta il loro sembra l’emblema dell’amore romantico, in realtà fu pieno di dolori e tragedie. A tal proposito, avrei preferito che il film desse maggior risalto all’ostracismo sociale a cui andarono incontro a causa delle loro scelte controcorrente. Ma io voglio proprio trovare il pelo nell’uovo, quindi è più un’osservazione che una critica.

da sin. Claire Clairmont (Bel Powley), Mary Shelley (Elle Fanning), Percy Shelley (Douglas Booth), Lord Byron (Tom Sturridge)

Al di là della storia d’amore in sé, mi ha emozionata la ricerca che Mary compie per trovare la sua voce come scrittrice. Del resto si tratta di aspetti della sua vita che non si possono separare essendo così profondamente legati, così come non si può scindere il suo essere autrice dal suo essere donna, da cui sono derivate le difficoltà nel trovare un’editore disposto a pubblicare il suo romanzo, e il doverlo fare in un primo momento in modo anonimo. Se il film chiude il sipario troppo in fretta, ho apprezzato che focalizzi l’attenzione proprio su questo.

In sintesi, te lo sto consigliando? Assolutamente sì! È un film riuscito, nonostante le mie piccole rimostranze, che si gioca bene le sue carte senza farsi intrappolare nei cliché del genere. A renderlo splendido è l’interpretazione di Elle Fanning, perfetta nel rendere giustizia a questa straordinaria figura femminile che grazie alla sua natura indomita ha contribuito a segnare una strada ancora impervia.

4 Comments

  • Paola

    18 settembre 2018 at 3:42 PM

    Ciao Pamela, ho letto con interesse questo articolo, perché Mary Shelley è una scrittrice che adoro e che mi affascina da sempre, da quando cioè lessi per la prima volta Frankestein. Nonostante siano passati almeno vent’anni da quel primo incontro è rimasto uno dei miei libri CULT, perché secondo me è molto di più che una storia dell’orrore, ma una storia con un significato molto profondo ed intimo, una storia di solitudine e di dolore estrema, di emarginazione e di follia che trovo davvero senza tempo! Detto questo, purtroppo dovrò attendere che il film arrivi su Sky o Netflix perchè nella ridente località in cui vivo non esiste in programmazione nè ora nè in un futuro..forse perché saremmo in tre abitanti su 40.000 ad andare a vederlo…:-(

    1. Pamela

      24 settembre 2018 at 6:50 PM

      Non potrei essere più d’accordo! Del resto il genere gotico è sempre un veicolo delle inquietudini e dei drammi dell’animo umano. Frankenstein è un romanzo che si presta a moltissime interpretazioni, a mio avviso questo film riesce a mostrare quanto profondamente fosse legato alla storia personale di Mary Shelley!
      Capisco bene la situazione cinema T_T io sono dovuta andare in un multisala che non è proprio vicinissimo, e come ho scritto nel post è stato un miracolo sia riuscita a beccarlo. Speriamo esca presto in streaming! un bacio <3

  • Little Pigo

    21 settembre 2018 at 6:17 PM

    Come te non capisco questa necessità di stravolgere sempre i titoli. Peccato per la poca affluenza, a me piacerebbe vederlo. Poi Elle Fanning è un’attrice formidabile in ogni ruolo.

    1. Pamela

      24 settembre 2018 at 6:52 PM

      Noi italiani siamo specialisti in questo T_T
      Già, Elle Fanning ha un talento pazzesco! Fammi sapere se riesci a cederlo ^_^

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