150 anni di Piccole donne

5 ottobre 2018
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Il 30 settembre appena passato (ma quanto sono brava a scrivere i post in anticipo, eh?) andava segnato con cuoricino sul calendario: è ricorso infatti il 150° anniversario della pubblicazione di Piccole donne, il romanzo più celebre di Louise May Alcott. Chi crede sia soltanto un libro per ragazzine del secolo scorso avrebbe dovuto partecipare all’evento organizzato in suo onore dalla casa editrice Jo March. La vastità degli studi critici di cui è oggetto e l’attrazione che esercita tuttora su cinema e tv dovrebbero bastare a far arrossire chiunque abbia pensato quel soltanto. La cosa che più mi ha emozionata, però, è stata la presenza di fanciulle di tutte le età, molte delle quali hanno portato con sé la loro copia del libro: ho visto le edizioni più diverse, da sobri tascabili a coloratissime versioni degli anni settanta. Sono sicura che ognuna di noi avrebbe avuto una storia da raccontare: quando un romanzo occupa un posto così speciale nel proprio cuore, alla storia che racconta si intreccia inevitabilmente anche quella di chi l’ha amata. Così ho pensato di raccontarti un pezzettino della mia.

Devi sapere che da bambina non ero una lettrice forte come lo sono oggi. Iniziai a leggere tanto tra la prima e la seconda media, d’estate. A partire da quell’anno per quasi due decadi trascorsi una parte delle mie vacanze in un paesino delle Dolomiti venete di cui è originario il mio papà. Lo dico sempre, non sarei la stessa senza quelle estati a cui mi ripenso come a un romanzo di formazione in più volumi. E a proposito di romanzi (così evito di divagare troppo) nell’edicola dove andavamo a prendere i giornali c’era un angolino con qualche libro, i soliti bestseller, immagino, ma la mia attenzione venne catturata da una collana con delle copertine bellissime: i grandi classici per ragazzi. Uno a uno me li feci regalare tutti nell’arco di poche settimane. Sapevo essere molto persuasiva già da piccola quando si trattava di scroccare libri al prossimo. Riesci a indovinare quale fu il primo? Lo divorai in un paio di pomeriggi, senza rendermi conto di quanti record stessi collezionando.

Piccole donne è stato il mio primo classico, innanzitutto, e il primo di cui ho imparato a memoria l’incipit. «Un Natale senza regali non è Natale!» brontolò Jo, sdraiata sul tappeto.
Il libro che mi ha fatto scoprire il piacere di perdermi in una storia.
Quello con cui ho capito che i nostri personaggi preferiti il più delle volte non compiono le scelte che vorremmo. Ci ho messo un bel po’ a perdonare Jo per aver rifiutato Laurie, e soprattutto a capirne il perché. È sempre Jo ad avermi insegnato un’altra dura verità, ovvero che i protagonisti che amiamo non appartengono solo a noi: da piccola ero convinta di essere l’unica a identificarsi in lei. La delusione, quando arrivò, fu amarissima. Ridi pure, me lo merito.
È il romanzo con cui ho scoperto la gioia di una storia che non termina dopo l’ultima pagina! Con seguito, invece, venne il primo trauma: quante lacrime per la sorte di Beth. Era proprio necessaria? Anche in questo caso c’è voluto del tempo perché la digerissi.

Ma più di ogni altra, la ragione per cui Piccole donne è così speciale per me è che ho trovato per la prima volta delle figure femminili forti con cui identificarmi. Se è vero che Jo è sempre stata la mia preferita, con il suo animo inquieto e la difficoltà a capire quale fosse il suo posto nel mondo, vedevo un po’ di me in ognuna di loro, soprattutto quelli che consideravo difetti, e questo mi rassicurava. Se loro andavano bene così com’erano, lo stesso allora valeva per me. Mi hanno mostrato che non ero sbagliata per la mia timidezza, per esempio, e che potevo sognare di diventare chi volevo. Le sorelle March sono state le prime di una lunga serie di eroine che sono diventate come delle sorelle d’anima. Si dice che le persone che abbiamo amato e non ci sono più rimangano in qualche modo sempre con noi: lo stesso vale per i personaggi che abbiamo amato. Mi piace immaginare tutta la schiera capeggiata dalla mia ribelle e cocciuta Jo, un esercito invisibile che mi ha sostenuta e indicato silenziosamente la strada da seguire più volte di quante me ne sia mai resa conto.

2 Comments

  • Eli

    7 ottobre 2018 at 7:32 AM

    Cara Pamela, stesso identico percorso. Anche io ho iniziato a leggere i classici più o meno alla tua età e il primo libro che ho amato è stato proprio Piccole Donne. All’epoca, mi piacque così tanto che, senza che neppure lo chiedessi, i miei mi comprarono subito il seguito. Purtroppo non ho più le edizioni di quando ero piccola, chissà dove saranno finite? Ricordo perfettamente che il mio personaggio preferito era Beth e ti lascio immaginare quanto soffrii per la sua morte. Proprio non riuscivo ad accettarla. Un paio di anni fa ho riletto Alcott alle mie bambine e l’ho riscoperto in tutta la sua intramontabile bellezza. Altro che ‘libro soli ragazzi’! Molti degli aspetti più profondi si possono cogliere, secondo me, soltanto più avanti con gli anni, quando la maturità ci viene in soccorso. Ho imparato ad apprezzare moltissimo Jo, soprattutto per quel suo lato umano che da piccola mi era sfuggito, e ho continuato ad amare Beth. Una di quelle anime pure che si fanno adorare per la loro dolcezza e bontà. La piccola Beth, silenziosa e delicata, ma ovunque presente in casa March! Sono certa di dovere ad Alcott e poi ad Austen (Orgoglio e pregiudizio è stato il mio secondo libro del cuore da ragazzina!!!) il mio vergognoso amore per la letteratura inglese… Come avrei voluto essere a Perugia per respirare il tuo entusiasmo e per vedere lo splendido lavoro di casa Jo March!!! Pazienza! Mai disperare. Magari ci sarà un’altra occasione. A prestissimo!!! Eli

    1. Pamela

      15 ottobre 2018 at 8:51 PM

      Ci dovrà essere cara <3 ci tengo tantissimo, lo sai!
      Fu un trauma non da poco, la morte di Beth. Non che fossi una ragazzina ingenua e ignara delle prove della vita, anzi, ma fino ad allora le storie che avevo amato erano state tutte a lieto fine. Quest'ombra su ”Piccole donne” mi fece male e ce ne volle di tempo per capirne il senso! Lo stesso per le scelte sentimentali di Jo (il professore mi sembrava insipido rispetto al mio Laurie XD) e molti altri passaggi.
      Ci fu anche un periodo in cui guardavo a questo romanzo con superiorità, infastidita dal suo tono moralistico e pedagogico ^^'! Del resto la formazione di un giovane lettore è fortissimamente legata alla sue tappe di crescita, quindi la ribellione verso alcuni romanzi adorati in precedenza ci sta. Poi quando ci si quieta (almeno in parte ^^) si vede tutto da una prospettiva nuova 🙂

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