La mia vita di Agatha Christie

18 Gennaio 2019
Blog post

Ci sono vite che si prestano particolarmente ad essere trasformate in romanzi. È probabile che abbia già iniziato altri post con questa affermazione, un po’ perché ormai c’ho una certa e alcune frasi le ripeto a mo’ di disco rotto, un po’ per forza di cose, leggendo spesso biografie di donne straordinarie. Non farci caso, dunque, e permettimi di aggiungere che talvolta mi sono imbattuta in racconti di esistenze così pazzesche che, se non sapessi che si tratta di storie reali di persone reali, penserei fossero il frutto di uno scrittore dall’immaginazione assai vivida. È il caso dell’autobiografia di cui ti parlo oggi, La mia vita di Agatha Christie, pubblicata postuma nel 1977.

Se sei iscritto a Teacup, la mia newsletter, sai già quanto mi abbia entusiasmata. La sua fu un’esistenza talmente densa che, volendo, offrirebbe materiale per una serie tv di almeno cinque stagioni, non so se mi spiego. Ha visto spegnersi l’epoca vittoriana e farsi strada una nuova era. Ha vissuto le due guerre mondiali prestando il suo aiuto come infermiera. Ha superato la fine di un matrimonio e quando l’amore ha bussato di nuovo ha avuto il coraggio di dire di sì. A questo aggiungici i viaggi intorno al mondo, la grande passione per l’archeologia, una figlia e un’altra cosina da niente, una carriera di scrittrice che l’ha resa la giallista più famosa di tutti i tempi. Ti riassumo con un meme come mi sento al suo cospetto (mentre scrivo questo post mi sto scolando una tanica di caffè per non soccombere al sonno).

Confronti malsani a parte, c’è un aspetto delle sue memorie che mi ha, prendi il termine con le pinze, delusa. È vero che amo le biografie, ma di un ambito molto limitato: regine e scrittrici, per lo più. Donne qualunque, insomma. Per quanto riguarda la seconda categoria, anelo a scoprire in che modo il sacro fuoco della letteratura abbia plasmato le loro vite. Ecco, è questo che mi ha lasciata interdetta, della Christie. Di oltre seicento pagine, ben poche sono state dedicate al suo essere scrittrice. Del resto lei stessa fu a lungo recalcitrante prima di definirsi tale: ci volle molto tempo perché iniziasse a considerarla una professione e non un divertimento, per quanto remunerativo. A lettura terminata, capisco però come questo sia coerente con la sua personalità: è come se ci fosse troppa vita in lei per confinarla solo in un ambito. Forse, mi dico, la sua fu una vita felice anche per la capacità che dimostrò nel saper mantenere un equilibrio tra tutte le sue passioni, senza mai dimenticare la famiglia. È l’opposto di ciò che si può dire di una delle mie autrici predilette, Daphne du Maurier, che fece ruotare la sua intera esistenza attorno alla scrittura. Di solito sono queste le figure che mi affascinano di più, quelle per cui la passione è così bruciante da farsi ossessione.

C’è un altro aspetto che mi ha colpita molto, e che suppongo vada sempre ad ascriversi alla personalità della Christie nonché alla serenità dell’ambiente in cui è cresciuta: il modo in cui descrive ciò che ricorda dell’epoca vittoriana, seppur agli sgoccioli, è lontano dal mood soffocante e austero che di norma la permea. Anche la sua posizione riguardo l’emancipazione femminile mi ha lasciata perplessa. Considerando che fu contemporanea di Virginia Woolf, mi chiedo cos’avrebbe pensato quest’ultima se avesse avuto modo di leggere alcuni passaggi come questi:

E tuttavia la posizione della donna, nel corso degli anni, è mutata decisamente in peggio. Non si può certo dire che ci siamo comportate da furbe. Abbiamo fatto di tutto per avere il diritto di lavorare come uomini e gli uomini, che non sono sciocchi, ci hanno graziosamente accontentate.

È squallido pensare che, dopo esserci conquistate con molta astuzia la qualifica di «sesso debole», siamo tornate al livello delle donne delle tribù primitive, che faticano tutto il giorno […].

Le donne del periodo vittoriano hanno avuto l’innegabile abilità di saper portare i loro uomini a fare quello che volevano loro, affermando contemporaneamente la loro fragilità, la loro delicatezza, il loro bisogno di essere protette e vezzeggiate. Erano davvero schiave e infelici, oppresse e umiliate? Non è così che le ricordo.

La mia prima reazione non è stata poi così diversa da quella che ho attribuito alla Woolf. Una volta superata, però, ho trovato interessante prendere in considerazione la sua voce, che del resto immagino rispecchiasse un’altra fetta di popolazione femminile. Mi fermo qui, però, perché l’argomento è così succoso che potrei continuare a sproloquiare all’infinito. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, ma prima di salutarti (sperando di ritrovarti nei commenti) lasciami dire che, se non hai letto La mia vita, non farti condizionare da queste citazioni che ho estrapolato. La Christie fu davvero una donna incredibile e pur avendo letto una minuscola parte della sua produzione capisco chi afferma che, pur trattandosi un’autobiografia, questo sia il suo romanzo più bello.

n.b. Tutte le citazioni vengono da Agatha Christie, La mia vita, Mondadori, Milano 2018, p. 150.

2 Comments

  • Ely

    18 Gennaio 2019 at 6:40 PM

    Cara Pam, non ho mai letto questo libro ma sapessi quanti romanzi della Christie ho amato da ragazzina e quanti ne ho a casa! Me ne mancano una ventina per finire la vecchia edizione Mondadori, alla quale do costantemente la caccia ai mercatini dell’usato. Le nuove copertine non le tollero e per me Agatha è come la ricordo da fanciulla. Copertine bianche con quei volti che mio marito definisce ‘inquietanti’, ma che a me piacciono da matti… Che fosse una grande, me lo immaginavo e, se ci pensi bene, non ha poi torto quando dice che le donne si sono complicate la vita, rivendicando la loro indipendenza. Diciamocelo, tra casa, figli (marito o compagno!!!) e lavoro, c’è da chiedersi come facciamo a rimanere in equilibrio. Del resto, se lei per prima è stata emancipata, un motivo ci sarà 🙂
    Nel Tea Cup hai riportato una frase chiave; se lei potesse regalare qualcosa a un neonato sarebbe ‘la disposizione felice verso la vita’. Quale dono più grande per tutti noi! Una donna che dice questo ha capito tutto.
    Comunque mi hai incuriosita, acciderbolina. Ora, quando sarà finito l’ennesimo filone di Pearl Buck e avrò letto Neil Geiman (sai bene cosa), ci faccio un pensierino a procurarmi questo volume. Tanto ne ho pochi!!!! Un abbraccio. Ely

    1. Pamela

      21 Gennaio 2019 at 9:26 PM

      Lo so che sei una lettrice affezionata di Agatha ^_^… e non parlarmi della bellezza di quelle vecchie edizioni!!! Quelle odierne mancano di personalità.
      Certo, non ha tutti i torni nel dire che in un certo senso ci siamo complicate la vita XD
      Seriamente, diciamo che la Christie è partita da una condizione privilegiata, non solo per la classe sociale, ma anche per la libertà di cui ha sempre goduto. La madre l’ha incoraggiò fin da piccola a scrivere, per esempio. Poi si sa, è indubbio che il non dover lavorare per mantenersi e potersi dedicare esclusivamente a coltivare le proprie passioni… ma magari, dov’è che si firma? XD
      Sì, sono sicura che ti piacerebbe quest’autobiografia. C’è tanto calore, tanta ironia, tanta verve. Che donna!!!

Chiacchieriamo?

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