The Victorian Chaise-Longue di Marghanita Laski

13 Marzo 2019
Blog post

Come sai se mi segui su Teacup, la seconda stesura del romanzo mi ruba ogni momento libero dai doveri. O così dovrebbe essere, dato che di fatto c’è sempre qualcosa che si intrufola scombussolandomi i piani. In sintesi, procedo a rilento. Scrivere qui, però, è fuori dalla giurisdizione del senso di colpa! La lettura di cui ho scelto di parlarti risale in realtà al finire dello scorso anno. In un universo parallelo c’è un’altra me che riesce a scrivere un commento in tempo reale. In questo, beh, mi sembra palese.

The Victorian Chaise-Longue (1915) è un romanzo breve di Marghanita Laski, una scrittrice inglese del ‘900 purtroppo non tradotta in Italia. Ho scoperto delle sua esistenza grazie a Persephone Books, che oltre ad essere una libreria incantevole (ci sono stata a dicembre in occasione del mio ultimo viaggio a Londra) è anche una casa editrice specializzata nella ristampa di libri di autrici poco conosciute o ingiustamente dimenticate. Ad attrarmi di questo volume, oltre a quel Victorian nel titolo che sai bene quale effetto abbia su di me, è stata la promessa di una storia dalle tinte gotiche.

Melanie, una giovane donna degli anni cinquanta del Novecento, si sta riprendendo da una gravidanza resa difficile dalla scoperta di essere malata di tubercolosi. Una malattia da cui si poteva guarire, al tempo, a differenza dell’epoca vittoriana. Ma cosa ne sarebbe stato di lei se fosse vissuta nel secolo precedente? La protagonista, suo malgrado, ne scoprirà la risposta. Quando il marito, sotto lo sguardo accorto e forse troppo amorevole del medico, la adagia sulla chaise-longue affinché possa godere di un cambio di scenario dopo lunghi mesi trascorsi a letto, Melanie non può immaginare quale scherzo il destino abbia in serbo per lei. La poltrocina che aveva acquistato da un antiquario, infatti, funge da porta temporale che la trasporta nel secolo precedente. Quando riapre gli occhi dopo un breve sonno, si trova catapultata in una vita a lei estranea, e quello che crede sia un incubo da cui non riesce a svegliarsi assume via via i contorni definiti della realtà. Resa impotente dalla malattia, si trova intrappolata nella vita e nel corpo di una donna di nome Millie e inizierà a mettere in dubbio ogni cosa.

In questa novella il viaggio nel tempo diventa l’occasione per mettere in scena un’analisi dell’identità femminile. Prima viene frammentata (due donne, due epoche) e poi ricomposta (Melanie ha ricordi e sensazioni che non possono appartenerle) dato che il confine tra le due si fa via via sempre più labile. È come se il divario fosse dato unicamente dal progresso della scienza e del costume: in una vita era amata, protetta e curata, nell’altra si scopre biasimata e condannata a morte certa. Basta immaginare di essere intrappolati nella seconda per cogliere il lato gotico della storia.

Bocca cucita sul finale, ma nel caso leggessi The Victorian Chaise-Longue, ti prego di scrivermi per farmi sapere cosa ne pensi! Last but not least, ha dato una risposta secca alla domanda cui accennavo sopra, una domanda che mi pongo spesso: che ne sarebbe stato di me se fossi nata davvero nell’epoca che tanto amo?
Saresti morta giovine e male, molto male, cara Pam.
(Grazie, Marghanita: severa ma giusta).

Puoi acquistare il romanzo direttamente da qui!

6 Comments

  • Ely

    13 Marzo 2019 at 12:39 PM

    Cara Pam,

    le parole ‘gotico’ e ‘victorian’ hanno già operato la magia. Se c’è una cosa a cui non so resistere sono i romanzi ambientati in quel periodo e le atmosfere alla Radcliffe! La trama sembra davvero molto interessante e ci farò un pensierino, soprattutto se non è molto lungo. Io, che ho sempre adorato i tomoni, non ho più il tempo (né il fisico, ahimè) per leggerli. I giorni in cui mi godevo il mio adoratissimo Dickens nelle edizioni della Wordsworth Classics sono ormai un lontano e agognatissimo ricordo. Ora mi ci addormenterei sopra, e sarebbe sacrilego!!! Quale ritieni sia il punto di forza di questo romanzo? L’ambientazione o lo stile? Ti sembra convincente come salto indietro nel tempo? Come sai, sono tecniche un po’ delicate… Grazie mille del consiglio prezioso!
    P.s.: so che non c’entra nulla, ma qual è l’edizione di Harry Potter che hai messo su instagram? Le illustrazioni sembrano stupende e, come sai, siamo in piena lettura potteriana!!! 🙂

    1. Pamela

      18 Marzo 2019 at 10:51 PM

      Cara Ely,
      il romanzo conta una novantina di pagine, ma nulla a che vedere con il genere tradizionale. Nessun brivido dato da atmosfere torbide, castelli negli Appennini ecc ;). Qui l’aspetto gotico si gioca tutto a livello interiore: la protagonista non si sposterà mai dalla chaise-longue perché impossibilitata a farlo, e da lì vivrà un vero e proprio incubo a occhi aperti. Il punto di forza, a mio avviso, è proprio questo, e il dramma interiore vissuto da Melanie è reso in modo credibilissimo… mi ha davvero angosciata! Un’opera particolare, senza dubbio.

      L’edizione splendida di Harry è quella illustrata da Jim Kay: è qualcosa di spettacolare, fidati. Io ho solo i primi due titoli per il momento (ne sono usciti quattro) e li ho presi in inglese. In Italia sono editi Salani ^_^

  • Alice

    15 Marzo 2019 at 8:55 PM

    Sempre preziose le tue recensioni, Pamela!
    Non occorre dire che di Marghanita Laski non avevo mai sentito parlare finché tu non l’hai menzionata su Instagram; a questo punto però mi pare doveroso fare la sua conoscenza. 😉
    Il libro si direbbe piuttosto interessante, anche al di là della trama, perché sembra offrire degli spunti di riflessione nient’affatto banali; suppongo che tutti noi amanti del romanzo vittoriano, almeno una volta nella vita, abbiamo immaginato di vivere in quell’epoca. Credo, in realtà, che la visione romantica del passato riguardi più l’epoca della Reggenza, anche per via dei romanzi di Jane Austen, che non l’età vittoriana, dove comunque le opere di autori come Dickens, la Gaskell o George Eliot, contribuirono ad offrire una prospettiva più realistica e meno edulcorata, però è innegabile che, anche in questo caso, il fascino di certi romanzi faccia dimenticare talvolta il contesto reale dell’epoca.
    Da parte mia, ammetto di aver sempre considerato con un pizzico di sano orrore l’idea di vivere a metà dell’Ottocento: non, come si potrebbe pensare, per la condizione della donna (è vero, se non si nasceva nelle famiglie giuste, la vita per una donna era dura, ma nello stesso tempo la storia ci porta tantissimi esempi di donne vissute in quell’epoca, con una modernità e un’indipendenza di pensiero che molte sedicenti donne emancipate di oggi si sognano!) bensì per gli aspetti più pratici della vita di tutti i giorni, quelli che sono talmente parte integrante della nostra quotidianità che li diamo ormai per scontati: condizioni igienico-sanitarie, difficoltà nelle comunicazioni e negli spostamenti, limitazioni nell’accesso alla cultura e all’istruzione… Ecco queste sono le cose che mi spaventerebbero realmente: e non si tratta di dipendenza dalle tecnologie o di assuefazione ai comfort: credo realmente che non si possa desiderare di vivere per più di qualche ora in una realtà dove per una banalissima influenza si rischiava davvero di finire all’altro mondo!

    1. Pamela

      18 Marzo 2019 at 11:09 PM

      Grazie, Alice, sei troppo gentile!
      È innegabile che i romanzi di Jane Austen abbiano contribuito a un’idealizzazione della Reggenza… io però sono sempre stata attratta maggiormente dal periodo vittoriano, che mi affascina per le sue profonde contraddizioni e suoi lati bui, diciamo così. È un discorso molto complesso (ed è meglio che non parta in quarta XD). E a tal proposito, visto che parlavamo di “Jane Eyre”, su Instagram… altro che team Rochester: non sarei neanche arrivata a conoscerlo, sarei morta a Lowood e pace all’anima mia 😉
      Insomma, nessuno dica mai che non sono realistica, ecco XD

      1. Alice

        21 Marzo 2019 at 8:51 PM

        Pienamente concorde sulla predilezione per l’età vittoriana: in parte perché quelle contraddizioni di cui tu giustamente parlavi la rendono un periodo singolarmente affascinante, in parte perché in quegli stessi contrasti personalmente trovo innumerevoli affinità con l’epoca attuale, ovviamente facendo i dovuti distinguo. Tra l’altro, sono dell’opinione che leggere di certe questioni dell’eta vittoriana ci aiuti anche a comprendere meglio i difetti della nostra epoca: perché, in un certo senso, è come se adottassimo l’ottica dell’osservatore esterno e potessimo valutare la realtà dei giorni nostri con un’obiettività che normalmente non riusciamo ad avere… Ok probabilmente non sono riuscita assolutamente a rendere il concetto che volevo spiegare, pardon! 😝
        Un’altra cosa: non so se sia solo una mia idea, ma credo che l’età vittoriana, proprio per le sue contraddizioni, sia il periodo storico che meglio di ogni altro rappresenta la principale caratteristica della cultura britannica in sé (che è poi l’aspetto che me la fa amare così tanto): un forte attaccamento alle tradizioni che coesiste con una stupefacente modernità. Sembra un ossimoro, invece, secondo me, è proprio questo il segreto del vero progresso: andare avanti, liberarsi dai preconcetti e dalle abitudini obsolete, senza però rinunciare mai alle proprie radici. Più passa il tempo, più mi convinco che in questo avremmo molto da imparare dagli inglesi.
        Detto ciò, e lasciando da parte le considerazioni sull’età vittoriana (ché se no non ne usciamo più 😜) questo libro della Laski devo proprio procurarmelo perché più ne parli, più alimenti la mia curiosità!

        1. Pamela

          24 Aprile 2019 at 9:27 AM

          Perdona il terribile ritardo con cui ti rispondo!
          Leggendo il tuo commento sull’affinità tra l’epoca vittoriana e la nostra mi è venuta in mente una considerazione trovata in qualche testo universitario (di cui non ricordo il nome, dovrei scartabellare tra i vecchi appunti). Il più grande tabù per i vittoriani era la sessualità, mentre non avevano alcun timore nel parlare senza reticenza della morte. Oggi, nella nostra epoca e società, è vero l’opposto! Trovo sia incredibilemente interessante… e hai ragione, io e te potremmo parlarne all’infinito XD
          Condivido anche la tua riflessione sulla cultura britannica, è una delle ragioni per cui la amo così tanto.

Chiacchieriamo?

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