Mister Rochester di Sarah Shoemaker

21 Marzo 2019
Blog post

L’incontenibile (e un pelino imbarazzante) entusiasmo con cui ho accolto l’uscita di Mister Rochester (ed. Beat, Neri Pozza) ha presto lasciato il posto all’ansia: il soggetto è uno di quelli da maneggiare con cura, e Sarah Shoemaker si muove su un terreno insidioso. Se da una parte stuzzica l’appetito di un esercito di eredi di Jane Eyre, dall’altra prestare la voce a un personaggio così amato affinché racconti la sua, di storia, richiede una gran dose di coraggio, oltre che un’assimilazione tale da farne scaturire un’opera nuova che sia non solo fedele ma anche credibile. Parliamo di Edward Rochester, non Edward Cullen. Sarà riuscita l’autrice a rendere giustizia al nostro amato, o la povera Charlotte si starà rivoltando nella tomba? 

(Ora, se non hai letto Jane Eyre e non vuoi spoiler ci sentiamo un’altra volta, che dici? Anche se mi ci mettessi d’impegno, qualcosa di troppo finirei col dirla. In sintesi, ti rovinerei la lettura e non ci dormirei la notte.)

Il romanzo è diviso in tre parti, ciascuna dedicata a una fase della sua vita. Nella prima Edward ci racconta della sua infanzia e adolescenza, fino all’ingresso nell’età adulta; in quella centrale, la più smilza, lo vediamo giungere in Giamaica, già provato dalla sofferenza ma comunque colmo di speranza per il futuro; nell’ultima, ormai disilluso, fa ritorno a Thornfield insieme alla moglie, Bertha, la cui follia è ormai degenerata e fuori controllo. Se non fosse per l’epilogo che ben conosciamo, avrebbe gran poco per cui rallegrarsi, va detto. Con lei mi sposò, lettore mio, ci manda tutti a letto felici e contenti.

Circa. Io, almeno, non posso definirmi soddisfatta. Un po’ come quando al ristorante ordini il tuo dolce preferito e ti portano una versione scongelata al microonde (non so se ti è mai capitato, è tremendo). Mi sono messa una mano sulla coscienza per cercare di capire se la colpa fosse mia: avevo aspettative troppo alte? Se non fossi così legata a Jane Eyre la mia opinione sarebbe diversa? Certo chiunque si cimenti nel retelling di un classico deve confrontarsi con un pubblico esigente e difficile da accontentare. Quindi sì, le mie aspettative erano alte (anche se mitigate da un velo di cinismo: sono una lettrice attempata, ormai, e di ciofeche tra capo e collo me ne sono arrivate parecchie) ma il fatto che si tratti del mio romanzo preferito non mi ha resa più severa nel giudizio. Ora provo a spiegarti cosa intendo.

La prima parte è quella che a mio avviso funziona di più. Rochester racconta di come sia cresciuto orfano di madre, con un padre anaffettivo e assente, e un fratello maggiore con cui non ha mai condiviso nulla, se non il sangue. Costretto per volere paterno ad abbandonare Thornfield a otto anni per ricevere un’educazione che, a suo parere, gli avrebbe giovato in quanto secondogenito, impara presto a bastare a se stesso. Qui ho davvero avuto la sensazione di comprendere meglio il Rochester di Jane Eyre: non solo cresce senza amore, ma ogni legame che riesce a instaurare finisce in modo tragico, aumentando la sua voragine interiore. Questo spiega, almeno in parte, la ragione per cui obbedisca a ogni decisione del padre, credendo di leggervi un segno del suo amore. Un po’ ingenuo, d’accordo, ma ci sta: saranno le delusioni, mi dicevo pagina dopo pagina, a temprarlo e a far di lui l’uomo tormentato di cui si innamora Jane (e pure la sottoscritta). 

Ecco, in realtà, no. Dopo quanto avviene in Giamaica diventa una versione ancora più rassegnata e passiva di se stesso. Dov’è il Rochester umorale, instabile, manipolatore, forse, ma anche carismatico, brillante e che sprizza sex-appeal da tutti i pori? In questo romanzo non è pervenuto. Speravo in una parte conclusiva in grado di salvare la storia, peccato che neppure Jane sia riuscita in questo miracolo. I passaggi in cui, nel romanzo originale, Rochester si prodiga a farla capitolare dando il via a un corteggiamento per cui io, personalmente, mi sarei strappata i capelli e pure qualcos’altro, lo vedono in questa interpretazione quasi petulante. In una scala da uno a dieci dove il dieci sta per scapperei con te anche su un’isola deserta, anche se mi hai tenuto nascosta una moglie pazza e mi hai mentito come il peggiore dei mascalzoni, siamo a tre per generosità. 

Il problema di fondo di Mister Rochester è che non è quel Rochester. In quanto romanzo storico di per sé funzionerebbe e potrebbe essere credibile, se non fosse per quel piccolo dettaglio che è l’opera a cui fa riferimento. Il personaggio originale è stato appiattito, quando il risultato auspicabile in un’operazione di questo tipo è proprio il contrario. Di sicuro mi sono imbattuta in esiti ben più opinabili, come Mr Darcy, vampyre, ma con un titolo del genere si sa già a cosa si va incontro. Da Mister Rochester per forza di cose ci si aspetta molto.

Se mi chiedessi a bruciapelo se ti consiglio di leggerlo o meno, ti direi dipende. Su Goodreads ci sono molte recensioni entusiastiche, quindi ricorda come sempre che si tratta solo della mia personale opinione. Quello che mi sento di dirti è questo: se pensi di riuscirlo a leggere con il giusto distacco, allora no problem. In caso contrario, sappi che potresti trovarlo deludente. Insomma, credo che la Shoemaker avrebbe potuto giocarsela meglio, puntando a scavare nella psicologia dei personaggi creati da Charlotte, per esempio, invece di aggiungere aneddoti del tutto inutili da telenovelas (qui taccio, ma se vuoi saperne di più chiedimelo nei commenti).

6 Comments

  • Eli

    22 Marzo 2019 at 11:06 AM

    Ecco, Pam, me lo aspettavo! Giuro che se il tuo giudizio fosse stato positivo questa volta avrei tentato, anche se in realtà io non leggo mai questo genere di romanzi. Partirei già con il piede sbagliato, perché alcuni autori o autrici per me sono intoccabili. O troverei qualcosa da ridire sulla prosa o sulla scarsa attinenza dei personaggi rispetto all’opera originale. Stavo valutando in questi giorni se leggere ‘Marilla of green gables’, ma in quel caso, poi, sarei tremenda ed è meglio lasciar perdere. Peccato, Neri Pozza è quasi sempre una garanzia, ma, per quanto i gusti siano soggettivi, con molta probabilità sarei della tua stessa opinione. Di rado abbiamo pareri discordi in letteratura… Grazie mille! Eli

    1. Pamela

      24 Aprile 2019 at 9:44 AM

      Infatti, certi personaggi sono intoccabili… per quanto bravo sia l’autore che si cimenta nell’impresa, non potrà mai eguagliarne la complessità originale. Rochester, poi, è tutto fuorché un soggetto facilmente maneggiabile!
      Conoscendoti, confermo, non tentare neanche, sarebbe una delusione assicurata. Anche per Marilla, temo 😉

  • Paola

    12 Aprile 2019 at 11:37 AM

    Ciao Pamela, è da giorni che voglio leggere la tua recensione su questo romanzo, finalmente ce l’ho fatta! Che dire…forse un po’ me lo aspettavo..io penso in tutta sincerità che i personaggi-icone scaturiti dalle penne di certi autori andrebbero sempre lasciati stare. Personalmente non consosco opere contemporanee che siano riuscite in questo intento! Ho letto alcuni seguiti di Orgoglio e pregiudizio, per esempio, ed ho avuto voglia di scaraventare il libro dalla finestra per tutta la durata del romanzo…quindi Mr Rohcester non posso leggerlo! Non voglio ritrovarmelo appiattito e insipido…anche io, come te, ho da sempre un’infatuazione letteraria per lui. Lui e Heathcliff mi hanno fatta innamorare ormai più di vent’anni fa!
    Paola C.

    1. Pamela

      24 Aprile 2019 at 9:37 AM

      Sono attratta da questo tipo di imprese come le falene alla luce… delle zanzariere elettriche XD. So già che mi brucerò, ma una parte di me ci spera comunque. Come hai ben detto tu, certi personaggi iconici andrebbero lasciati in pace. Poi, si sa, “de gustibus”: ho letto anche recensioni entusiastiche a riguardo. Io temo di non essere la lettrice più incline a lasciar correre, questo è certo 😉

  • Eli

    13 Aprile 2019 at 8:17 AM

    Cara Pam, mi ricollego a questo post una volta ancora per dirti che io e le bambine stiamo leggendo ‘La bambinaia francese’ della Pitzorno. Ecco, non avevo alcuna idea che vi fosse un’introduzione a Jane Eyre e che in gran parte si tratteggiasse anche Rochester. Quando ho letto quel nome, sono rimasta letteralmente a bocca aperta. Sai che a casa amiamo molto Bianca e quindi quel libro per noi era un must a prescindere. Ti saprò dire meglio, ma per ora questo Rochester non mi convince (come volevasi dimostrare), mentre il libro (siamo oltre la metà ormai) è veramente molto bello, nonostante sia in buona parte epistolare (sai che non amo il genere!) Insomma, in una sorta di ‘prequel’ al bellissimo romanzo di Charlotte mi ci sono ritrovata mio malgrado; ora vedrò come è tratteggiata Jane, ma temo che neppure Bianca riuscirà a convincermi. Per quanto io adori la Pitzorno, Charlotte ha ben poche rivali nel mio cuore e Jane Eyre è un romanzo assolutamente intoccabile!!! Il ‘personaggio’ è di chi lo crea, è una sua creatura, appunto, e neppure il miglior scrittore potrà ‘prenderlo in prestito’ con risultati soddisfacenti. Ma questa è soltanto la mia opinione, ovviamente, perché vedo che in realtà questo genere di romanzi è molto ma molto amato. Io, come Paola, rimango totalmente fedele agli ‘originali’! Un mega abbraccio… Eli

    1. Pamela

      24 Aprile 2019 at 9:54 AM

      Sai che ce l’ho in attesa sullo scaffale da una vita? So solo che Rochester non ne esce bene, pover’uomo 😉 mi devi assolutamente aggiornare!
      In effetti nonostante le nostre rimostranze è un genere che va molto. C’è stato un periodo (terminato, mi auguro) in cui il povero Darcy era come il prezzemolo… e sebbene la mia opinione su di lui non sia delle più rosee, vederlo accostato nei titoli a cupkake, muffin e compagnia mi provocava comunque una fitta di dolore al cuore. Lui, così impettito, mortificato in questo modo XD

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