Marianne di George Sand

26 Giugno 2019
Blog post

Marianne (1876) rappresenta il mio primo approccio a George Sand, autrice che ho sempre ammirato da lontano e di cui conoscevo solo per fama il carisma e lo spirito audace. Speravo di trovare traccia di entrambi in questo breve romanzo che costituisce il penultimo della sua produzione, e sono stata ampiamente esaudita! L’opera è stata pubblicata in Italia per la prima volta da Robin Edizioni con la traduzione della bravissima Elisabetta Parri (la cui firma ormai è una garanzia per noi amanti dei classici).

Sebbene il punto di vista di Marianne rimanga elusivo, la forza di questo personaggio è così dirompente da raggiungere comunque il cuore del lettore. Di lei sappiamo presto che appartiene a una buona famiglia e che, rimasta orfana, ha rifiutato una lunga lista di pretendenti, preferendo gestire da sola la sua fattoria. Il cuore della ragazza, in realtà, appartiene all’ignaro Pierre André, il suo padrino, rimasto a lungo lontano alla ricerca di un posto nel mondo che non è mai riuscito a trovare. È attraverso i suoi occhi che facciamo conoscenza della protagonista. Pierre, infatti, annota sul taccuino i pensieri scaturiti dall’improvvisa apparizione di Marianne in groppa alla sua cavalla, e se a lungo la ragazza ci appare sfuggente e difficile da decifrare, la colpa è da attribuire alla sua incapacità di leggerne il cuore, nonostante abbia raggiunto la maturità di chi non è più nel fiore degli anni. Evitiamo d’ora in poi di dire che non ci sono più gli uomini di una volta: anche nel diciannovesimo secolo non vedevano oltre il loro naso.

Quando oltrepassi i roveti su questo magro cavallo, che pare una capra selvaggia, a cosa pensi mia bella addormentata? Quando dico “bella”… tu non lo sei affatto; sei troppo minuta, troppo pallida, priva di fascino, e i tuoi occhi, che sono grandi e neri, non possiedono la minima scintilla di vita. (p. 51)

Non è quella che si può definire una descrizione lusinghiera (sospetto abbia studiato lo stesso manuale di corteggiamento di Mr Darcy) ma avrà modo di scontare la sua pena quando si renderà conto di quanto sia speciale, questa piccola plain Jane, e temerà di perderla per sempre. Lo snodarsi degli eventi, infatti, fa in modo che Pierre si trovi costretto a presentarla al figlio di un vecchio amico, un artista a caccia di dote. Se in un primo momento la sua titubanza può essere scambiata per un istinto di protezione nei confronti della ragazza, pagina dopo pagina si trova costretto ad ammettere a se stesso la verità. E anche una volta ammessa, deve riuscire a rimettersi in gioco nonostante avesse ormai abbandonato le redini del suo destino e si fosse rassegnato a un futuro mediocre e privo di gioia. Thank God, la forza di carattere di cui pare essere privo è compensata dallo spirito volitivo di Marianne, che guida entrambi verso un happy ending altrimenti destinato a naufragare. Lei infatti sa quello che vuole da molto tempo e riesce a dare agli eventi una spinta nella direzione giusta, incoraggiata dal fortuito ritrovamento del taccuino in cui Pierre aveva confessato i suoi sentimenti. Il percorso che lo porta a prendere coscienza della natura di Marianne culmina nel momento più epifanico del romanzo, quello in cui visita il suo giardino nascosto e viene colto da una sorta di estasi, come nota Marco Catucci nell’introduzione. È grazie a quest’oasi incantata che comprende davvero l’animo della ragazza, la quale incalzata dichiara:

È certo un grande piacere quello di sfrecciare veloce, di fendere il vento e di volare sulla brughiera come una lepre; tuttavia, ce n’è uno più grande che consiste nel poter osservare tutto, andando al passo e fermandosi davanti a ciò che ci piace o ci stupisce. Io amo l’uno e l’altro; quello che conosco e non conosco. Non vorrei imparare niente e vorrei conoscere tutto… oppure, ancora meglio, vorrei sapere tutto per dimenticarlo e ritrovarlo quando ne avessi il desiderio, poiché il poter indovinare rappresenta un sommo piacere e se conoscessi ogni cosa ne sarei privata. (p.131)

Eccola qui la vera Marianne, in tutta la sua bellezza indomita. È lei il motore della storia, di cui fa girare gli ingranaggi rimanendo sempre un passo indietro, in ombra, quasi. Proprio per questa ragione, quando Pierre la vede davvero per la prima volta ne risulta quasi abbagliato.

Se, come me fino a pochi giorni fa, pecchi di non aver ancora letto nulla della più grande scrittrice francese dell’Ottocento, inizia da questa piccola meraviglia. Raramente mi sono imbattuta in un romanzo così breve eppure così perfettamente compiuto. E se non ti fidi della sottoscritta, fidati di Flaubert che in una lettera scrisse “Marianne è piena di carattere, e soltanto il più grande degli scrittori può sviluppare un carattere in storie che non raggiungono le cento pagine” (p. 43).

5 Comments

  • Elisabetta

    26 Giugno 2019 at 2:40 PM

    Cara Pamela, ti ringrazio tantissimo per la tua consueta gentilezza.
    Credo anche io che Marianne, pur nella sua brevità, sia un romanzo completo. Sicuramente è un buon punto di partenza per iniziare a conoscere una grande autrice, che senz’altro si distingue per la raffinatezza dello stile e per la capacità di creare eroine molto volitive (considerata l’epoca in cui Sand scriveva) e determinate. Il mio primo approccio con lei fu Indiana e, nonostante siano trascorsi anni e anni, ricordo ancora che mi piacque tantissimo; il vero amore, però, scoccò con La petite Fadette, a mio avviso un piccolo capolavoro. Da allora, George Sand è la mia autrice francese prediletta e condivido l’ammirazione che molti suoi insigni colleghi/colleghe nutrivano per lei.
    Sicuramente Marianne è il personaggio più interessante e più complesso di questo breve testo, ma le pagine che più mi hanno toccato il cuore restano i monologhi di Pierre André; secondo me, dei piccoli gioielli che denotano una forte capacità introspettiva. Tradurli, lo ammetto, è stato molto emozionante.
    Grazie infinite per la recensione, come sempre deliziosa e piena di acume e spirito critico. Un abbraccio. Elisabetta P.

    1. Pamela

      26 Giugno 2019 at 7:15 PM

      Certamente leggerò altro di George Sand… continuo a chiedermi come sia possibile che nel mio percorso di studi non sia mai sbucata. Indiana e Fadette subito in lista 😉
      Grazie a te carissima, ci hai consegnato un altro gioiello ingiustamente trascurato dall’editoria italiana, e lo hai fatto con la consueta competenza e passione 😘

  • romyangel

    2 Luglio 2019 at 4:11 PM

    grazie della dritta! è un’autrice che vorrei approfondire visto che George Eliot la stimava molto

    1. Pamela

      10 Luglio 2019 at 2:42 PM

      Sono felice di averti dato uno spunto 😊!!!

  • Alice

    11 Luglio 2019 at 10:41 PM

    Cara Pamela, finalmente ce l’ho fatta a leggere questa tua fantastica recensione! Non occorre dire che il libro è finito immediatamente in wishlist.
    George Sand l’ho conosciuta anni fa con La piccola Fadette, e ne sono rimasta incantata: concordo con Elisabetta, anche per me è veramente un piccolo capolavoro, e lo dico pur non avendo mai avuto particolare feeling con la letteratura francese; la Sand però è veramente straordinaria! Temo che in generale di lei si parli troppo per la sua vita privata, e troppo poco per la sua incredibile sensibilità e modernità come scrittrice.

    Tornando al racconto, da quel che dici ho paura che questo signor André riesca perfino a battere quel gran genio di Mr Darcy… però in un certo senso la cosa è consolante: significa che certe “doti” innate non sono prerogativa dei soli uomini d’oggi… ahimè! 😜

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