Quello che ho capito su creatività e procrastinazione

28 Maggio 2020
Blog post

Se fai parte del team procrastinatori senza speranza, questo post fa al caso tuo. 

So di cosa parlo, fidati, e a lungo mi sono sentita sbagliata per questo. Ho sempre creduto che la soluzione fosse scoprire il giusto metodo di time-management, ma ero completamente fuori strada. Non smetterò mai di essere grata a Amie McNee, autrice e creative-coach che trovi su Instagram come @inspiredtowrite. Quello che ti sto per raccontare è frutto della mia esperienza e di ciò che ho compreso con l’aiuto dei suoi preziosi insegnamenti. For the Procrastinator, in particolare, è rivoluzionario.

Vuoi la soluzione? Ti accontento subito: bisogna cambiare prospettiva. Ti devi porre la domanda del secolo, ovvero perché stai procrastinando. Che si tratti di racconti lasciati a metà, del corso online di chitarra di cui hai seguito solo le prime lezioni, o dei quadri mai finiti abbandonati sotto un lenzuolo in garage, il problema, quasi sempre, sta proprio nel perché. Per trovarlo, però, si deve scavare. A volte è doloroso. La verità non è quasi mai nella risposta che tendiamo a dare all’amico, come “se solo avessi tempo“, hai presente?

Ecco una delle mie risposte.

Tendo a procrastinare perché ho paura di non essere all’altezza delle mie aspettative. Ti parlo da scrittrice: le storie, nella mia testa, sono perfette. Finché rimangono lì sono al sicuro. Anch’io mi sento al sicuro. Quando decido di scriverle, invece, devo mettere alla prova sia loro che me stessa. Tante volte in passato le ho lasciate in stand-by dicendomi che ero troppo stanca, che non era il momento giusto, che non mi sentivo ispirata…

TUTTE SCUSE. 

Il più delle volte, almeno. Facciamo il 95% delle volte. Sono sicura tu capisca cosa intendo: ho scoperto, infatti, che questa cosa accomuna quasi tutti i creativi. 

Regola numero 1: la smania di perfezione è nemica giurata della creatività

Se partiamo così, è probabile che fisseremo il computer (o la tela, o quel che è) senza riuscire a cavare un ragno dal buco. E la volta successiva, angosciati da quest’esperienza, ci diremo che non è giornata. Per smettere di procrastinare ci dobbiamo dare la libertà di fare schifo. Si, hai letto bene 😁. Non hai idea di quanto sia liberatorio! Le storie non si scrivono “direttamente in bella”. Intanto facciamole nascere, poi impegniamoci a renderle la versione migliore di cui siamo capaci. Perfette, non saranno mai. Arriva semplicemente un momento in cui si smette di lavorarci, altrimenti si potrebbe andare avanti all’infinito a spostare virgole, sperando arrivi qualcuno a darci una botta in testa e mettere la parola fine per noi.

Regola numero 2: procedi per piccoli obiettivi

Okay. Hai capito cosa si nasconde dietro al problema della procrastinazione. L’adrenalina ti scorre nelle vene, ti dici che è la volta buona che finisci quel benedetto romanzo e ti imponi di scrivere 3000 parole al giorno. Ecco, pessima idea! Se sinora ne hai scritte 3000 in due mesi, per dire, non è il caso di partire in quarta con obiettivi olimpici. Un proposito saggio, piuttosto, è procedere per gradi, anche se ci sentiamo sciocchi a porci come obiettivo trecento parole al giorno. Il punto è che non è sciocco per niente. A fine settimana se scriviamo tutti i giorni saranno 2100 parole. A fine mese 9000: niente male, vero? E poi, una volta arrivati a 300 parole, nessuno ci vieta di continuare ancora un po’. L’importante è raggiungere quel piccolo obiettivo e… rullo di tamburi… costruirci una routine! Ricordati che la parola d’ordine non dev’essere produttività, ma costanza. Trova il tuo passo, senza farti condizionare da quello degli altri. Tu sei tu, e vai benissimo così. 

Regola numero 3: costruisci una routine sostenibile e presentati all’appuntamento

Qualunque sia il tuo progetto creativo, immaginalo non come uno spint, ma come una maratona. Può essere anche solo mezz’ora al giorno, l’importante è rispettare quell’appuntamento per costruire un rapporto di fiducia logorato da tutte quelle volte in cui ci siamo dati buca. Una routine non si costruisce dall’oggi al domani, ma giorno dopo giorno. Ci vuole pazienza, costanza e anche gentilezza. 

Regola numero 4: sii gentile con il tuo io creativo

Questa cosa, in particolare, è stata una rivelazione, per me. Se trattiamo il nostro io creativo come se fossimo dei carcerieri medievali armati di mazzafrusto a due teste, cosa pretendiamo? Quando siamo davvero stanchi, e non è una scusa, riposiamoci. Inoltre non bisogna confondere il bisogno di “riempire il pozzo“ con il perdere tempo. La creatività necessita di essere nutrita con sogni a occhi aperti, passeggiate, letture, Netflix, o quant’altro. Amy McNee spiega quanto sia importante essere materni con noi stessi. Non è terribile come spesso siamo i primi a trattarci con durezza? A volte tendiamo a replicare il comportamento di qualcuno che in passato ci ha fatto del male. Un insegnante che ha denigrato il nostro lavoro, un familiare secondo cui il nostro progetto è una perdita di tempo: senza rendercene conto ci parliamo con la loro voce e continuiamo a infliggerci le stesse ferite.

Per guarire, bisogna spezzare questo circolo vizioso. Sono stata cintura nera di autosabotaggio e c’è ancora una parte di me che mi rema contro: non ti nascondo quanto sia frustrante. Ciò che conta però è saper riconoscere i meccanismi che tendiamo a mettere in atto. E se un giorno va male, non importa. Quello successivo saremo di nuovo in pista perché l’abbiamo promesso a noi stessi. Piccoli passi, piccoli obiettivi. Senza che ce ne rendiamo conto, ci porteranno dove abbiamo sempre desiderato arrivare.

In bocca al lupo ❤️!

Chiacchieriamo?

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