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Wild Violet

Dal 12 dicembre in esclusiva su

cover Wild Violet di Pamela Geroni

Quarta di copertina

Se la tua migliore amica è la tua gemella fantasma, e passate le notti a chiacchierare attraverso uno specchio – tu in pigiama, lei in completino sexy da Britney Spears – è chiaro che qualcosa, nella tua vita, non sta andando per il verso giusto.

Ne è convinta Violet Halliwell, proprietaria della libreria Ye Olde Bookshop e madre umana di Sirius, un cane gigante con solide carenze affettive. E, se solo sapessero dell’esistenza di Vivian, ne sarebbero convinti anche gli abitanti di Appleby, cittadina della campagna inglese dove Violet si è rifugiata dopo una buona dose di fallimenti e uomini sbagliati. Adam, il bel fotografo appena uscito dal suo letto e già sparito, è solo l’ultimo di una lunga serie.

Per fortuna, Violet può contare su Trix e Dan, i suoi dipendenti nonché compagni di serate a base di snack e film trash, e sulle cene domenicali assieme alle Dodo, adorabili prozie sboccate e ficcanaso. Alla voce “relazione complicata”, poi, c’è Ash, il taciturno barista al quale si rivolge per imprese disperate e confessioni imbarazzanti.

Quando in libreria spuntano misteriosi messaggi dentro libri abbandonati, la corazza di Violet, accuratamente costruita in anni di vita “col freno a mano tirato”, comincia a scricchiolare, e sarà proprio la soluzione del mistero a farla crollare del tutto.

Tra frizzanti atmosfere in stile rom-com, citazioni letterarie da Jane Austen a Harry Potter e un pizzico di paranormale, il nuovo romanzo di Pamela Geroni mescola abilmente ironia e introspezione per raccontare la storia di una ragazza che sembra avere tutto, tranne ciò che ha sempre sognato.

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Un piccolo estratto per te

Siamo quasi arrivati al mio palazzo e Sirius inizia a tirare il guinzaglio, rischiando di farmi scivolare. Sarebbe la giusta conclusione per questa giornata. Una bella botta in testa per dimenticarla.
«Be’, che dire, grazie. Per le birre e per questa interessante prospettiva sulla mia vita sentimentale.»
Davanti al portone provo a nascondere la testa nella borsa con la scusa di cercare le chiavi. Ash però non me lo permette, attirandomi a sé.
«Ma io non ho ancora finito. Manca la parte migliore» mi sussurra all’orecchio con la sua voce bassa e calda.
L’effetto delle sue mani su di me arriva sotto forma di una scarica di brividi. Dischiudo le labbra, avide di qualcosa che non hanno mai assaporato prima. Avide di Ash. Lo prendo per il bavero della giacca, quasi potesse ripensarci e cambiare idea, e lascio andare ogni freno. È una conversazione tra i nostri corpi. Il suo mi sta dicendo finalmente, il mio mi maledice per aver sprecato tutto questo tempo e lo pretende indietro con un solo bacio.
Apro gli occhi per accertarmi stia succedendo davvero e scopro che lui ha fatto lo stesso. Gemo di piacere e, sorpresa, ne chiedo ancora. Tolgo una mano dal bavero per accarezzargli il viso, la barba il cui pensiero era bastato a farmi fremere, e infine la nuca, premendolo a me con più forza.
«Violet…» implorano le sue labbra mentre scendono sul mio collo. Le mie ginocchia cedono, così come ogni frammento di me su cui credevo di avere ancora controllo.
Quando sento abbaiare impiego più di qualche secondo per ricordare che sono davanti la porta di casa e che sì, il cane che sta abbaiando è il mio. È uno di quei momenti in cui, in un romanzo, i due protagonisti si guardano sorridendo, ebbri ma non sazi, ansiosi di portare la conversazione tra le pareti di una camera.
Già. Peccato che la vita sia fatta per lo più di eventi che non si possono governare. Il vento con un folata rimescola le carte, e in un attimo il gioco non è più lo stesso. Nuova mano, nuove regole, che tanto per cambiare non conosco. Dal lampione all’angolo della via noto una figura maschile incedere col passo lento e sicuro di chi sembra avere il tempo e il mondo ai suoi piedi.
Sento Ash prima irrigidirsi, e poi lasciarmi andare. Per non perdere l’equilibrio, mi appoggio al suo petto, ma appena lo guardo mi distacco come se mi avesse colpita. Il fuoco nei suoi occhi si è tramutato in un dardo ghiacciato che mi trafigge da parte a parte.
Mi abbasso per riprendere il guinzaglio di Sirius, che avevo abbandonato nella foga, e per un folle momento penso che potremmo darcela a gambe e sparire così, nel buio, lasciando che se la vedano da soli.

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